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Accusato di aver occupato la casa assegnata al papà, Antonio rischia di finire in strada

by Redazione
23 Settembre 2021 10:20
in Attualità
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Un ictus ha cambiato per sempre la vita di Antonio. Era il 2014 e da quel momento l’uomo, che già aveva una condizione di salute precaria tra obesità, ipertensione e diabete, ha dovuto fare i conti con i segni che quell’attacco devastante ha lasciato sul suo fisico: riesce a fare solo qualche passo, con l’aiuto di una stampella, ha un braccio rattrappito, ha perso quasi totalmente la funzionalità della mano e ha bisogno di un accompagnatore. È la moglie ad aiutarlo, che lo accompagna alle visite mediche, che si prende cura di lui, che si occupa delle piccole e grandi incombenze in una quotidianità scandita dalle difficoltà. Ma non è solo la salute a preoccupare la coppia.

Le condizioni economiche della famiglia sono precarie: gli unici redditi sono la pensione di invalidità civile e l’assegno di accompagnamento. Il fatto che il marito abbia bisogno di assistenza continua toglie alla donna la possibilità di cercare un lavoro per arrotondare e far quadrare i conti. Non è finita, quella di Antonio è una storia «kafkiana» come l’ha definita il presidente dello Sportello dei Diritti, Giovanni D’Agata che ha deciso di lanciare un appello alle istituzioni. L’uomo non ha più una casa. Per una serie di vicissitudini, dovrà lasciare l’alloggio popolare per cui aveva fatto domanda di assegnazione. Ora, si trova in un vicolo cieco: per le sue condizioni economiche non può cercare una casa in affitto e per le sue condizioni di salute non può certo vivere in strada. È l’associazione di D’Agata a raccontare, passo dopo passo, come si sia giunti a questo punto.

“Accusato di aver occupato abusivamente la casa del padre”

Prima dell’ictus, racconta in una nota lo Sportello dei Diritti, la coppia viveva in una casa in affitto dalla quale è stata sfrattata durante il periodo della malattia protrattosi, tra degenza in Ospedale e riabilitazione, per circa tre mesi. Dopo le dimissioni, Antonio non sa dove andare, ma viene ospitato, insieme alla moglie, dalla sorella che vive nell’alloggio popolare assegnato al padre, deceduto pochi giorni prima della dimissione. La sorella di Antonio – si legge – avendo sempre convissuto con il papà avrebbe avuto diritto a subentrare nell’assegnazione della casa popolare, chiedendo di estendere il nucleo familiare al fratello ed alla cognata. Avrebbe, perché purtroppo anche la sorella muore, prima di formalizzare le pratiche.

Antonio, non avendo alternative, rimane nella casa assegnata al padre ma, rendendosi conto che non si tratta di una situazione regolare, si adopera per sistemare al più presto la situazione. Presenta domanda di assegnazione di alloggio popolare, partecipando al bando indetto dal Comune di Lecce e viene inserito nella graduatoria provvisoria in posizione utile, stanti le precarie condizioni economiche e la disabilità.

A questo punto, secondo D’Agata, la storia prende una piega assolutamente imprevedibile. «Il Comune di Lecce – si legge nel comunicato –  invia ad Antonio una comunicazione di avvio del procedimento con il quale intende escluderlo dalla graduatoria per l’assegnazione di alloggi popolari, sul presupposto che è occupante abusivo della casa già assegnata al padre».

Antonio non ci sta, presenta le sue controdeduzioni, fa presente di esser stato portato nella casa in questione, ospite della sorella, di non aver compiuto alcun atto di occupazione e che, pur volendo liberare la casa, non sarebbe in grado di farlo.

Nulla da fare. L’uomo dovrà lasciare l’immobile.

D’Agata “trattato come un comune delinquente”

«Antonio per le sue condizioni economiche e di salute dovrebbe essere  assistito e curato e non trattato come un comune delinquente. Non è giusto marchiarlo come occupante abusivo, essendo nelle condizioni di non poter decidere della propria vita, dovendo necessariamente dipendere dagli altri» scrive Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” che chiede alle Istituzioni di intervenire per aiutare questa persona. «La sua partecipazione al bando per l’assegnazione di alloggi popolari – conclude – avrebbe regolarizzato la situazione, ma il Comune ha pensato bene di usare il pugno di ferro, escludendolo dalla graduatoria e privandolo della possibilità di trovare una sistemazione regolare e definitiva».

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