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Scuola, il protocollo anti-covid spesso non basta. I presidi sotto pressione chiudono tutto

by Redazione
12 Novembre 2020 11:41
in Attualità
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Che brutta prova che la Puglia sta dando di se stessa in queste ore in cui si chiudono interi istituti comprensivi alla notizia di un caso di contagio da covid-19. Il protocollo da applicare non regge più, è saltato. I dirigenti, stretti nella morsa della pressione di famiglie che l’ordinanza regionale di Michele Emiliano ha messo una contro l’altra, adottano provvedimenti che definiscono sproporzionati ma in ossequio ad un principio di cautela. E chiudono tutto, anche laddove sarebbe sufficiente isolare – eventualmente – una sola classe in attesa della conferma dei tamponi. Ma in Puglia tutto ciò è chiedere troppo. Del resto chi resisterebbe a mantenere la barra dritta quando il tuo Governatore ti dice: ‘Tienila pure aperta quella scuola, caro dirigente, ma io consiglio vivamente alle famiglie di non mandarli i figli’. Quasi che il Presidente del Consiglio, la Ministra dell’Istruzione e il Governo tutto della Repubblica – qualsiasi cosa si pensi di loro – aumentino le schiere dei minimizzatori che riempiono le bacheche dei social.

Eppure quel protocollo c’è, è stato pensato e studiato per entrare in campo nel momento in cui si registra qualche caso. Perché di casi, come è ovvio, se ne registreranno da qui ai prossimi mesi. Serviva proprio a questo quel benedetto o maledetto protocollo studiato dalle autorità sanitarie insieme alle scuole. Proprio per sapere come comportarsi in sicurezza in occasione di sopraggiunta notizia di un contagio.

Del resto, lo sappiamo bene tutti, il rischio zero non esiste. Non esiste a scuola, come non esiste in fabbrica, come non esiste nei supermercati, come non esiste alla Posta e in banca, come non esiste negli studi professionali, come non esiste nelle chiese. Negli ospedali. E nemmeno in famiglia.

Ma la pressione ormai ha raggiunto livelli di guardia. Chiudono intere scuole per sanificare (sanificare cosa? Sanificare come?) alla prima notizia di una positività. Tutto nasce dal clima ingenerato dall’ordinanza del Governatore, che prima ha chiuso le scuole di tutti i gradi, poi le ha dovute riaprire, ma non ha rinunciato a gettare sospetti chiedendo ai genitori di non mandare i figli a scuola perché il contagio corre tra i banchi delle classi. Sui pullman stracolmi di studenti da settembre ad ottobre…nulla quaestio! Sui pullman non correva il virus. Poveri autisti e poveri studenti!

Ormai in Italia ci dobbiamo abituare a queste nuove figure di Governatori – sceriffi! Piacciono così, comunicativi ed estroversi. Sempre impegnati a passare molto del loro tempo in dirette facebook piuttosto che attrezzarsi a svolgere, con ancora maggiore lena, i loro doveri istituzionali che sono quelli di far funzionare il sistema e non di dare consigli paternalistici da fratello maggiore o da zio esperto che conosce, a differenza di noi poveretti, le difficoltà della vita. Il vecchio lockdown li ha trasformati in guru, sapientoni, perfino legislatori, quando non scienziati.

‘Sveglia! Siete solamente i presidenti di una Giunta!’ verrebbe da dire. E poi: ‘Datevi da fare ciò che siete chiamati a fare, possibilmente evitando l’uso di social che spesso non sapete nemmeno usare’.

Nelle scuole è alto lo scontro tra famiglie, tra chi decide di ascoltare le parole e le direttive di un ministro e del governo della Repubblica Italiana e chi invece si ferma sulle soglie della paura e ascolta i consigli di un presidente che emette ordinanze in netta discrasia con le norme vigenti, tanto un Tribunale disposto a darti ragione prima o poi si trova.

E pazienza se i Tar sentenziano, a 150 chilometri di distanza, in maniera diametralmente opposta. Aumentando la confusione. Siamo in Italia, funziona così!

I dirigenti, schiacciati dal pressing delle famiglie, stressati nella pentola a pressione dei gruppi whatsapp di genitori e rappresentanti, alla prima avvisaglia, chiudono tutto. Ci vediamo appena se ne saprà di più!

Nel frattempo le famiglie sono sulle spine, spesso non sanno dove sono accaduti i contagi, in quale classe, di che portata sono. Sanno che le scuole chiudono. Per precauzione…E chi si può mettere contro al principio di precauzione, di una precauzione che per definizione non è mai troppa? Prima o poi verranno chiamati e avvisati per una quarantena o per un tampone molecolare dopo la quarantena. In attesa che il test antigenico diventi uno strumento di civiltà anche in Puglia.

Ma per adesso aspettiamo. C’è tempo ancora. Prima bisogna lanciare l’hashtag #manteniamolacalma.

Tags: coronaviruseditoriali
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