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Un anno dal primo lockdown visto con gli occhi di Carlo Salvemini

by Pierfrancesco Albanese
9 Marzo 2021 19:51
in Attualità
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Vicoli deserti

Vicoli deserti

Affida a un lungo post su facebook impressioni e umori il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, nelle ore che un anno fa come oggi portarono il governo Conte 2 a varare il primo lockdown nazionale. Un percorso a tappe forzate, quello che ha condotto dal primo caso accertato a Codogno sino alla zona rossa per tutta Italia, che il sindaco di Lecce ripercorre svolgendo a ritroso il nastro della storia.

“Le strade della città, già dalla sera, si sarebbero presentate vuote di persone, ma colme di quel senso di responsabilità e condivisione che i leccesi hanno dimostrato in questi 365 giorni di restrizioni. Durante i quali – ricorda – le nostre abitudini sono cambiate profondamente, la nostra economia è stata colpita al cuore, la nostra psicologia messa a dura prova dall’esistenza di un nemico invisibile e impercettibile, almeno fino a quando non lo si incontra personalmente o tramite i propri cari”.

È quello che accade a Lecce come nell’intera Puglia, “graziata”, rispetto al resto d’Italia, dalla prima ondata, ma nel gorgo della pandemia soprattutto a partire dai mesi autunnali, quando la curva epidemiologica cresce e aumentano i decessi. Proprio ai deceduti nell’ospedale Vito Fazzi di Lecce Salvemini dedica un omaggio personale e collettivo. “Ad un anno da quei giorni, credo sia giusto dedicare un pensiero collettivo alle 218 vittime del Covid19, spirati nel nostro ospedale. Alle loro famiglie, alle persone che gli volevano bene e in tantissimi casi hanno dovuto salutarli da lontano, senza il conforto dei funerali. A loro giunga la solidarietà e la vicinanza della comunità”.

È un anno di domande, “per tanti di noi – scrive ancora Salvemini – alla ricerca continua di un perché, di una spiegazione razionale, tangibile, reale a questo stravolgimento repentino e inatteso della nostra vita quotidiana”. E un anno di interrogativi anche sulle misure restrittive adottate e su quelle da adottare. Proprio il sindaco di Lecce nelle scorse ore ha ventilato la possibilità di maggiori restrizioni nel Comune, dopo la registrazione di pericolosi assembramenti in grado di mettere a repentaglio la salute dei cittadini. Anche questa, una costante della pandemia: il valzer tra chiusure e aperture, la necessità di contemperare salute e lavoro, i contrasti tra gli enti territoriali, Stato e Regioni in primis, ma anche comuni e regioni. Nella certezza che la panacea non sia stata trovata, e che alla programmazione faccia da contraltare la necessità di rispondere repentinamente all’aumento dei contagi con chiusure immediate, laddove non si sia riuscito a prevenire i focolai.

Trascorrono così, nell’incertezza e nella speranza, i mesi segnati dalle corsie piene e dalle bare di Bergamo, dai balli in discoteca estivi alla chiusura delle scuole in autunno, la tripartizione in zone di rischio, le restrizioni generalizzate a ridosso delle vacanze invernali, sino alle riaperture a sprazzi e una recrudescenza pandemica con l’incognita delle varianti di cui si è accertata la diffusione in questi giorni. E che richiedono ancora qualche sforzo da parte di tutti. È quello che chiede Carlo Salvemini ai cittadini, mentre anche Lecce ha avviato la somministrazione dei vaccini. “Nella nostra città – conclude – al momento sono circa 7mila le persone che lo hanno ricevuto. Vediamo la luce in fondo al tunnel, ma non dimenticheremo mai il cammino doloroso che ci ha condotto fino a qui. Anche per questo, vale la pena compiere un ultimo sforzo in termini di responsabilità”.

Tags: coronavirus
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