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Caro-energia: serre spente, a rischio piante e fiori. La preoccupazione di Coldiretti per l’invasione dall’estero

by Redazione
22 Settembre 2022 17:45
in Attualità
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L’aumento delle bollette di luce e gas riguarda tutti, indistintamente: le famiglie che devono far quadrare i conti e le imprese, grandi e piccole, che in questi mesi ‘difficili’ non hanno nascosto le difficoltà a gestire i rincari. Le soluzioni tampone trovate finora non bastano a evitare il rischio-chiusura, sempre più concreto. Preoccupate per il presente, ma soprattutto per il futuro, molte aziende hanno paura di dover calare le saracinesche per sempre. A dover spegnere gli interruttori sono anche le serre di piante, fiori e ortaggi che pensano già all’autunno, quando il riscaldamento, con il calo delle temperature, diventa ‘vitale’. Per questo, Coldiretti Puglia parla, dati Crea alla mano, di «allarme rosso» per i vivai, travolti da rincari che colpiscono l’intera filiera, dai fertilizzanti agli imballaggi, dalla plastica dei vasetti alla carta delle confezioni, fino al gasolio. Insomma, un settore di eccellenza del made in Italy è messo a dura prova dalla crisi energetica.

«Le aziende florovivaistiche – evidenzia Coldiretti regionale – stanno affrontando aumenti di costi a valanga, come +250% per i fertilizzanti, +110% per il gasolio, +15% per i fitosanitari contro i parassiti, +45% per i servizi di noleggio, secondo gli ultimi dati Crea. Ma gli incrementi colpiscono anche gli imballaggi – continua Coldiretti –  dalla plastica per i vasetti dei fiori (+72%) al vetro (+40%) fino alla carta (+31%) per i quali peraltro si allungano anche i tempi di consegna, in qualche caso addirittura quintuplicati. E – sottolinea Coldiretti Puglia – sono esplose anche le spese di trasporto in un paese come l’Italia dove l’85% delle merci viaggia su gomma».

Quello floro-vivaistico è un comparto ‘delicato’. Non si può, come accaduto in altri settori, concentrare tutto nelle ore di minor costo dell’energia elettrica per cercare di contenere in qualche modo i costi e affrontare i rincari. Le imprese florovivaistiche – rileva Coldiretti Puglia – non possono interrompere le attività, pena la morte delle piante o la mancata fioritura per prodotti agricoli altamente deperibili. Le rose, ad esempio, hanno bisogno di una temperatura fissa di almeno 15 gradi per fiorire e lo stesso vale per le gerbere, mentre per le orchidee servono almeno 20-22 gradi per fiorire e 14 ore di illuminazione ed in assenza di riscaldamento muoiono.

L’attenzione, in Salento, è tutta concentrata sul distretto di Taviano e Leverano (che si estende anche ai comuni limitrofi di Alliste, Maglie, Melissano, Nardò, Porto Cesareo, Racale e Ugento), punte di diamante del settore locale. Basti pensare che in provincia di Lecce il comparto florovivaistico rappresenta ben il 12,4% della produzione agricola. Va da sé che l’impatto della stangata delle bollette potrebbe essere “devastante” secondo Coldiretti Puglia, con gli imprenditori che non hanno certezze circa i costi dell’energia elettrica e del gas, che stanno subendo fluttuazioni continue delle quotazioni, con il rischio crack per i vivai ed effetti sull’occupazione.

Allarme importazioni dall’estero

C’è un altro problema da affrontare secondo Coldiretti Puglia: quello della concorrenza sleale di prodotti importati dall’estero. «Fra gennaio e giugno di quest’anno – evidenzia – le importazioni di piante e fiori hanno sfiorato i 452 milioni di euro, coprendo, in sei mesi, il 77% del valore registrato in tutto il 2021. In pratica – avverte Coldiretti – 1 prodotto su 5 arriva dall’estero, nonostante la frenata degli scambi internazionali causati dalle tensioni per la guerra in Ucraina con la riduzione nella Ue del 40% del commercio di fiore reciso e della perdita del 30% del potere d’acquisto dei consumatori dell’Unione, secondo le ultime stime del Copa Cogeca».

Il modo per combattere la concorrenza sleale, secondo Coldiretti, è quello di fare in modo che piante e fiori in vendita in Italia ed in Europa rispettino le stesse regole su ambiente, salute e diritti dei lavoratori. Il consiglio, soprattutto in un momento così difficile per l’economia nazionale, è quello di preferire le produzioni Made in Italy scegliendo l’acquisto di fiori tricolori, direttamente dai produttori o da punti vendita che ne garantiscano l’origine, per sostenere le imprese, l’occupazione e il territorio.

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