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Cinque parole Salentine che forse non conoscete! Viaggio nel lessico del nostro territorio

by Redazione
23 Agosto 2017 12:51
in Cultura & Spettacoli
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Quanti di voi, chiacchierando con i nonni, hanno sentito parlare una lingua che sembrava straniera? Il dialetto salentino è un idioma parallelo a tutti gli effetti e presenta una varietà di termini davvero vasta. Molti di questi termini sono ormai caduti in disuso, accantonati ai margini della memoria per far spazio alla miriade di vocaboli anglosassoni che ci bombardano ogni giorno.
 
Ecco la nostra prima “mini selezione” di termini desueti, composta grazie al contributo di alcuni lettori che hanno condiviso con noi i loro saperi e ricordi.
 
Patane
: le patane, nel mondo conosciute come patate americane o patate dolci, sono quanto di più delizioso potesse essere concepito dalla natura. Ideali da sgranocchiare in questo periodo. Tagliate a fette, fritte e cosparse di zucchero sono una chicca delle serate autunnali salentine.
 
La Capasa
: la Capasa è un contenitore di terracotta anticamente utilizzato per conservare una pietanza che, in quanto a prelibatezza, batte addirittura le patane di cui sopra. Parliamo dei fichi secchi ripieni di mandorle tostate, una delizia nostrana. I fichi venivano riposti nella capasa assieme a foglie di alloro e semi di finocchio ed erano sovente oggetto delle attenzioni dei più piccoli, protagonisti di golose incursioni il cui fine ultimo era quello di sottrarre una manciata di fichi dal ventre del vaso. Capasa è inoltre il cognome di un noto stilista e designer idruntino ma questa è un’altra storia.
 
Creapopulu
: quando i bambini del passato non erano impegnati a rubare fichi secchi dalla capasa si intrattenevano probabilmente con i genitori. Ebbene, accadeva anche ai nostri trisavoli di aver voglia di un po’ di intimità ed era proprio in quei casi necessario sbarazzarsi- si spera temporaneamente- della prole sparsa in giro per la casa. Cosa fare dunque? Ecco il miracoloso intervento de Lu Creapopulu, un oggetto inesistente alla cui ricerca venivano spediti i pargoletti incomodi.
 
Un esempio? “Vanne pijia nu chilu de creapopulu ca aggiu cuntare cu la mamma!” (Trad. “Vai a prendere un chilogrammo di creapopolo, ho urgente necessità di disquisire con tua madre!”). Recitata la formula magica i nostri avi potevano moltiplicarsi in libertà, forti della complicità del droghiere che, vedendosi avanzare dai bambini del vicinato l’innocente richiesta di ‘un chilo di creapopulu’, capiva immediatamente di essere involontariamente garante di un momento romantico. Comprendere il senso più profondo del “Crea-Popolo” è intuitivo, no?
 
Scancata
: dicesi scancata una donna con le gambe aperte, questo termine veniva anche usato per indicare una donna dai facili costumi. Un esempio esaustivo di scancata potrebbe essere quella donzella che, con una resistenza quasi eroica, continua a mandare messaggi al vostro compagno non curante del fatto di essere completamente ignorata. Ecco, quella è una scancata.
 
Sciacquatienti
: lo sciacquatienti è lo schiaffone. La parola è un composto del verbo “sciaquare” che significa lavare e di “tienti”, i denti. Probabilmente allude alle lesioni che una percossa molto forte può causare al cavo orale del malmenato. Termine tanto cruento quanto affascinante ed ottimo metodo per contrastare gli eroismi delle scancate di cui sopra [si scherza (forse) ].
 
E voi quanti di questi termini avete riconosciuto? NB:Nessuna scancata è stata maltrattata durante la composizione di questo articolo.
 
A cura di Armenia Cotardo

Tags: dialetto-salentino
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