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Da “opera inutile, non si farà” a “opera strategica, fate in fretta”. Il Salento merita chiarezza su Tap

by Redazione
31 Luglio 2018 13:26
in Attualità
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Quei pochi che speravano in un colpo di scena o in una presa di posizione “chiara” devono essere rimasti delusi. Il faccia a faccia tra il premier Giuseppe Conte e il Presidente americano Donald Trump non ha aggiunto nulla di nuovo sul progetto del gasdotto Tap.

Che fosse un’opera «strategica» lo si sapeva già. Del resto, gli interessi in ballo sono molto forti: il “tubicino”, come lo chiamava Matteo Renzi, ha un ruolo fondamentale per diversificare le fonti di approvvigionamento. Letto in maniera diversa serve a ridurre la dipendenza dalla Russia di Vladimir Putin. Come ha notato lo stratega americano Edward Luttwak su Formiche.net, “comprare il gas dall’Azerbaijan (alleato di Washington) rafforza un amico, comprarlo dalla Russia rafforza un nemico”. Senza contare, poi, le pesanti penali che l’Italia dovrebbe pagare per uscire dal progetto e il danno alla credibilità internazionale che si avrebbe decidendo di smontarlo.

Mentre Conte cercava di attenuare il ‘peso’ delle sue parole, affermando che incontrerà le comunità locali, la Ministra per il Sud Barbara Lezzi sosteneva l’esatto contrario a Matera: «Il gasdotto Tap non è un genere di investimento che serve né al Salento né alla Puglia né all’intera Italia».

«Sono soddisfatta dell’impegno assunto dal Presidente – ha scritto sul suo profilo Facebook riguardo la visita a Melendugno di Conte – perché le comunità che si appresta ad incontrare hanno tutte le informazioni che gli faranno cambiare idea». Ma “cambiare idea…” è ancora possibile?

A molti sembra impossibile fermare l’opera come promesso in campagna elettorale, così come non è fattibile spostarla in altre zone, come è stato proposto. Allora, perché non dire semplicemente la verità ai tanti salentini e soprattutto agli elettori che hanno votato il Movimento Cinque Stelle? Perché generare confusione o false illusioni in chi pensa che sia facile cambiare programmi a giochi fatti?

Tra l’altro l’ultima beffa per il Salento arriva dall’indiscrezione di alcuni giornali secondo cui il Governo sarebbe propenso a sacrificare la Tap per ‘salvare’ la Tav (nel senso di bloccare la Torino-Lione). “È una scelta quasi obbligata per il M5S che vive con disagio le proteste degli attivisti locali che fino alle elezioni del 4 marzo erano l’avanguardia territoriale dei grillini contro le grandi opere e che ora si sentono traditi, travolti dalle voci di un ripensamento nel M5S di governo”, scrive La Stampa.

Forse, la cosa migliore sarebbe parlare con il cuore. Dire quale è la posizione del Governo e lasciare agli altri la scelta. Saranno i cittadini a decidere se ‘mettersi l’anima in pace’, arrendersi di fronte ad una partita che sembra persa o continuare a combattere l’opera con tutti i mezzi possibili. Almeno, soprattutto questi ultimi, avranno ben chiaro chi volere al loro fianco nella battaglia.

Altra soluzione non c’è.

Potì: “Perché ci state tradendo così”

«In riva a questo mare, nel nostro punto più bello, dove dovrebbe approdare il gasdotto Tap che arriva dall’Asia, vorrei incontrare il vicepremier Di Maio per chiedergli: perché ci state tradendo così?». Sono queste le parole con cui Marco Potì, sindaco di Melendugno ha invitato il Governo a non cedere agli Stati Uniti: «Se si vuole bene al proprio paese, bisogna avere il coraggio di dire di no. Ricordiamoci di Sigonella».

«Sono socialista da generazioni. Sono stato eletto con una coalizione diciamo di centrosinistra. Eppure alle ultime elezioni ho votato M5S», racconta Potì in un’intervista a Repubblica «Li ho votati, io come quasi il 70% della mia gente, perché ho creduto ad Alessandro Di Battista, al ministro Barbara Lezzi che sono venuti qui a dire che in 15 giorni avrebbero annullato il progetto del Tap. E invece…».

Tags: gasdotto-tap
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