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‘Dichiarano al 118 di essere svenuti o di avere male al petto, ma hanno i sintomi del coronavirus’, la denuncia degli operatori

by Redazione
1 Aprile 2020 12:55
in Attualità
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La situazione è grave ma non è seria, si diceva un tempo per evidenziare le falle di un sistema dalla cui tenuta dipende, invece, la vittoria o meno contro il coronavirus e la sua paurosa forza di contagio. A chiedere serietà e collaborazione da parte di tutti è il presidente di un’associazione di volontariato e protezione civile convenzionata con la Asl di Lecce per il servizio di 118.

«Siate sinceri quando chiamate il 118 e spiegate al personale della centrale operativa i veri sintomi che avvertite. Mentire sulle vostre reali condizioni di salute impedisce di organizzarci al meglio per offrire un servizio professionale ed efficace. Non solo, mette a repentaglio la salute di volontari e operatori sanitari in un momento in cui, per davvero, non possiamo permettercelo».

Alza la voce Mario Spagnolo, presidente di Ala Azzurra. La denuncia è precisa e circostanziata ed è forse figlia del clima da caccia alle streghe che si è creato sui nostri territori nei confronti dei contagiati da coronavirus, che appaiono quasi come i colpevoli di una malattia che si sarebbero andati a cercare. Incredibile!

Spagnolo spiega con parole chiare ciò che sta accadendo dando vita ad un comportamento che mette a rischio medici, infermieri, volontari, soccorritori e autisti dei mezzi del 118: «Quasi che si provi vergogna per il clima che si è venuto a creare, registriamo casi di persone che pur avvertendo i sintomi tipici del coronavirus (la cui positività o meno sarà poi appurata nelle strutture deputate e con le metodologie scientifiche approvate), quando chiamano il 118 per essere soccorsi narrano ben altre situazioni. Al fine di garantirsi il soccorso raccontano, infatti, di aver avvertito oppressione al torace o al petto, di aver avuto improvvisi svenimenti o di aver registrato un abbassamento preoccupante delle pressione…».

Tutt’altra scena quella a cui si trovano dinanzi, invece, proprio all’intero delle abitazioni da cui è partita la chiamata, i soccorritori: «Quando i nostri mezzi e i nostri volontari arrivano sull’evento – prosegue Spagnolo – si rendono conto che la situazione è ben altra e che gli unici sintomi acclarati sono quelli del covid-19: difficoltà respiratoria, tosse, febbricola che va e viene o che non si abbassa da giorni. È del tutto evidente che arrivare sul luogo della chiamata senza l’equipaggiamento più opportuno è pericoloso per tutti. Proprio l’equipaggiamento è, invece, fondamentale, nella prima interazione con il paziente e i suoi familiari. Se si entra – senza saperlo poiché non è stato comunicato alla centrale operativa del 118 – in un’abitazione in cui è presente un presunto malato di coronavirus privi dei giusti dispositivi di protezione individuale si commette un errore gravissimo che è causa di isolamenti e quarantene fino al risultato dei tamponi e che mette in ginocchio le associazioni che collaborano con l’Asl. È sufficiente essere onesti e sinceri: dire esattamente ciò che si avverte. Aver contratto il virus non è un’ onta, bensì una possibilità che può capitare a tutti e che va combattuta con l’ausilio di tutti, a cominciare dai professionisti del settore che altrimenti rischiano di diventare untori a loro insaputa».

Insomma, una situazione paradossale e pericolosa contro cui solo il buonsenso potrebbe bastare.

Spagnolo al termine della sua denuncia chiede pertanto che si inizi seriamente con una strategia di tamponi a tappeto sul personale sanitario impegnato nella lotta contro il Covid-19, dagli ospedali alle ambulanze che girano nelle città a sirene spiegate per garantire la sicuerezza e il benessere di tutti: « Colgo pertanto l’occasione per chiedere alle competenti autorità sanitarie di procedere con una politica di tamponi ‘a tappeto’ su tutto il personale sanitario, compresi medici, infermieri, volontari, soccorritori e autisti che effettuano il servizio del 118. Perché aspettare oltre?»

Tags: coronavirus
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