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Ospitano gli anziani nel momento più difficile. Le strutture socioassistenziali allo stremo scrivono a Emiliano

by Redazione
23 Marzo 2020 9:14
in Attualità
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«Le centinaia, anzi migliaia, di assunzioni d’infermieri e Oss da parte degli Ospedali pubblici, concentrate nell’ultima settimana, in qualche caso, hanno sottratto la quasi totalità del personale impegnato nelle nostre comunità, costringendo il personale rimasto a dei turni massacranti per garantire un minimo di assistenza agli ospiti. Temiamo che nei prossimi giorni sarà peggio. Tale circostanza è aggravata da un’altra causa che ha determinato carenza di personale: tutte le strutture hanno personale assente momentaneamente (per almeno 14 giorni) per quarantene obbligatorie o cautelative. Abbiamo ridotto i servizi al minimo, ma non possiamo resistere ancora a lungo!»

È un grido di allarme quello che il presidente dell’Associazione Strutture Socio Assistenziali Pugliesi ha lanciato al Governatore Michele Emiliano. Già, perché in questi giorni così difficili in cui tanti sono in prima linea contro il rischio di contagio da coronavirus in quella che sembra la settimana decisiva per l’atteso picco, non possono certamente essere dimenticate quelle strutture che ospitano soggetti deboli come anziani e malati.

RSA, RSSA, RSAA, Case di Riposo, Comunità alloggio, Case per la Vita, CRAP, etc. sono autentici avamposti che stanno combattendo una vera e propria battaglia per la vita al fine di salvare i loro ospiti che sono i più deboli.

Turni massacranti degli operatori

Tanti i problemi sollevati al Presidente della Regione Puglia anche nelle sue prerogative di assessore alla sanità. Problemi di organici, prosciugati dalle assunzioni pubbliche, come si diceva. Ma non solo. Problemi di sovraccarico di lavoro per i dipendenti rimasti. Problemi di blocco dei ricoveri dal momento che il Direttore del dipartimento alla salute della Regione Puglia ha disposto la sospensione dei ricoveri nelle strutture extra-ospedaliere, ad eccezione di quelli provenienti dagli Ospedali che possono avere accesso, però, solo nelle strutture contrattualizzate con il Sistema Sanitario Regionale.

«Proprio quest’ultima – scrive Fabio Margilio, presidente di Assoap – ci appare come una scelta assolutamente non condivisibile e pericolosa, posto che, come abbiamo prima precisato, è proprio negli ospedali che troviamo i maggiori focolai di Covid-19. Di contro non possiamo dare sollievo ad anziani, disabili e altre persone fragili che magari vengono da un naturale isolamento domestico (anche di mesi, se non di anni), e che proprio in questo momento hanno perduto la loro rete assistenziale domiciliare e hanno un disperato bisogno di assistenza di tipo residenziale».

Del resto queste strutture sono aziende che hanno bisogno di certezze per poter organizzare il loro futuro e quello dei loro assistiti. Non avere alcuna sicurezza su ciò che accadrà da qui a breve rende la situazione ingestibile.

Insomma si va incontro a giorni cruciali con un sistema che non si trova nelle migliori condizioni organizzative per affrontarlo. Si sa che queste strutture ospitano le persone più fragili e maggiormente soggette ad alto rischio di mortalità a seguito di contagio coronavirus e le misure prese nelle scorse settimane sono state tutte rivolte a limitare quanto più è possibile i contatti con l’esterno, parenti compresi.

«Il concetto di ‘quarantena’ o di isolamento – spiega il presidente di ASSoAP – non sono applicabili in tutta la loro estensione a tali tipologie di strutture, nelle quali il lavoro, generalmente, è svolto tramite più turni quotidiani e deve, necessariamente, essere consentito l’accesso ad operatori sanitari esterni (medici di medicina generale degli ospiti, medici specialisti della ASL, servizio 118, etc.). Solo le due circostanze innanzi espresse hanno determinato la drammatica situazione che stanno già vivendo le RSA delle regioni italiane più colpite dal virus, comunità devastate da un tasso di mortalità degli ospiti del 30-40%».

Non ci sono strumenti di protezione

Un ultimo aspetto da non sottovalutare è comune purtroppo a tanti operatori sanitari: «Non abbiamo dispositivi di protezione individuali – scrivono da AssoAp -. Se è vero quanto leggiamo sulla stampa e sui social, che mancano agli operatori del 118, s’immagini a noi. Sono settimane che risultano introvabili, le nostre scorte sono finite, li abbiamo richiesti alle farmacie ospedaliere, alla Protezione Civile, senza risultato. Cosa dobbiamo fare Presidente, fabbricarli da noi? Possiamo forse farlo con le mascherine chirurgiche(e forse qualcuno ci denuncerà anche per questo!), magari disinfettarle e riusarle, ma non possiamo farlo coi guanti, coi camici monouso, con gli occhiali protettivi, con i copri-calzari monouso etc. A chi ci dobbiamo rivolgere? Queste risposte ce le deve Signor Presidente perché non vogliamo credere che sia una scelta quella di far pagare il maggior costo umano in termini di vittime agli ospiti delle ns. Comunità, come, purtroppo, sta accadendo oggi nelle regioni più colpite: è un dato di fatto! Noi abbiamo un vantaggio, sia in termini temporali che strategici: sappiamo con 15 giorni di anticipo quello che potrebbe accadere in Puglia e, ci auguriamo, con minor impatto, considerate le misure contenitive che sono state assunte, forse per tempo».

Tags: coronavirus
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