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Coronavirus, la luce in fondo al tunnel è quella dei fari delle auto dirette al mare

by Redazione
12 Aprile 2020 12:14
in Attualità
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«Restate a casa». È stato detto e ripetuto in tutte le salse: nei cartelli colorati dai bambini, alla fine delle canzoni intonate sui balconi, nei messaggi di medici e infermieri che, dalla ‘corsia’, invitavano tutti a rispettare le regole. Lo hanno ripetuto gli esperti al termine delle loro ‘analisi’ della curva disegnata dai contagi che stava mostrando i primi timidi segni di ripresa. Repetita iuvant, si dice.

E allora come è possibile che si sia ripetuta un’altra fuga dalla Lombardia? Il ritorno a casa di tanti fuorisede, studenti e lavoratori che chiusa l’Italia avevano cercato il primo treno disponibile per tornare a casa non era stato duramente bacchettato? Questi furbetti non erano stati massacrati sui social, tacciati come untori, come potenziali assassini di nonni e genitori? La condanna verso un comportamento che poteva mettere in pericolo tutti, soprattutto le regioni dei Sud dove quei treni si sono fermati, impreparate a gestire i numeri della Lombardia, era stata unanime. Eppure, ieri, neanche fosse Ferragosto si sono formate lunghe code di auto dirette al mare.

Già, perché dopo un mese di lockdown, proprio ora che si incominciava ad intravedere uno spiraglio di luce nell’emergenza causata dal coronavirus, centinaia di persone hanno sentito il bisogno di raggiungere le seconde case.

Le raccomandazioni che erano piovute? Sono rimaste inascoltate, offuscate dal bisogno di prendere un po’ d’aria che ha mai non fatto male a nessuno. Il punto è che non si può ragionare così come se il primo sole in spiaggia, le grigliate, le scampagnate con i bambini siano necessarie perché è festa e non si può stare chiusi in quattro mura con il sole e il bel tempo e il mare a quattro passi.

In un momento così delicato non si può pensare solo al proprio orticello, ma bisogna ‘coltivare’ anche quello degli altri. O almeno cercare non calpestarlo. Perché il covid19 non è stato sconfitto, forse fa meno paura grazie anche al fatto che si comincia a contare qualche letto vuoto nelle terapie intensive, ma circola. Circola ancora. Ed è ancora minaccioso.

Il messaggio era chiaro: non si doveva abbassare la guardia. E, invece, si dovrà sperare (ancora) di non dover pagare cara quest’ora d’aria. Ora ‘grazie’ a chi per sentire di più la Pasqua ha fatto il furbo, per chi non ce la fa più, ma non pensa di mettere il naso fuori di casa, saranno due settimane con il fiato sospeso. Di nuovo.

Tags: coronavirus
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