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Gagliano del Capo, in carcere i ‘persecutori’ del sindaco

by Redazione
23 Agosto 2017 21:20
in Cronaca
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I reati contestati risalgono al 2008 e sono minacce, furto e vilipendio di tombe ai danni di amministratori del comune di Gagliano del capo.

Ieri pomeriggio i carabinieri della Stazione di Gagliano del Capo hanno dato esecuzione a due ordinanze di carcerazione, emesse dal Tribunale di Lecce nei confronti di due gaglianesi, Antonio Pizzolante di 50 anni, che dovrà espiare la pena  di 2 anni, 3 mesi e 11 giorni di reclusione, e Donatello Raona, di 28 anni, il quale dovrà espiare una pena  di 1 anno, 5 mesi e 8 giorni di reclusione.

Circa sei anni fa, quindi, una mattina sindaco, vicesindaco e assessore si vedono recapitata una busta con all’interno un biglietto minatorio e dei pallini di una cartuccia da caccia. Alcuni giorni dopo il vice sindaco riceveva due messaggi di testo sul proprio cellulare da una cabina telefonica “Ciao ti ci ho messo la sorpresa a casa adesso fai molta attenzione sappi che è tempo di morire addio” oppure  “il diavolo sta aspettando l’ora che muori quando morirai io brucerò  il tuo corpo con dieci litri di benzina – Satana il tuo persecutore, a risentirci, ciao”.

Subito partirono le prime indagini che portarono i militari dell’Arma verso gli odierni arrestati. Infatti, secondo le ricostruzioni dei carabinieri, Pizzolante, avvalendosi dell’aiuto di Raona e di un terzo soggetto, miravano ad intimidire gli amministratori al fine di ottenere un permesso a costruire in sanatoria una tettoia in un chiosco bar nella marina di Gagliano del Capo.

Gli indagati pare non si siano fermati a lettere e messaggi: nel tempo si sono susseguite scritte sui muri delle abitazioni dell’assessore del tenore “bella casa vita e una morte assicurata”, “per te solo un rimedio, la morte”; tutte riportavano la firma “C.21”.
Ma il macabro disegno criminoso sarebbe culminato quando sulla tomba di famiglia del sindaco vennero realizzati alcuni segni grafici minacciosi e vilipendiosi quali una stella a cinque punte racchiusa da un cerchio ed i cinque punti disposti a croce, simbolo dell’associazione mafiosa Sacra Corona Unita, con scritte “tu morirai lo stesso” “noi comandiamo” “satana”, “sindaco di merda, ti starò dietro fino alla morte”, “sindaco morirai” “SCU”; anche qui la firma “C.21” .

Ben presto, in base alle indagini, la sigla “C.21” ha trovato una spiegazione: era la firma dell’esecutore degli atti intimidatori, Donatello Raona. A seguito di perquisizione all’interno dell’abitazione di quest’ultimo, è stata trovata un’ agenda con la scritta “Agenda degli appunti: R. Donatello c.21”; la sigla stava per corona 21, cioè il numero di reati commessi dall’uomo sino a quel momento. Stante gli elementi a carico dello stesso,  si svolse interrogatorio al P.M. e qui il 28enne ha confessato di esser l’autore delle lettere e dei murales e di aver agito su mandato di Antonio Pizzolante con un compenso di 100 euro.

Le intimidazioni non terminarono nonostante i servizi di vigilanza e prevenzione disposti all’epoca dalla Compagnia Carabinieri di Tricase. Qualche settimana dopo l’ultima minaccia, Raona e il terzo complice si introdussero persino nell’abitazione di uno dei rivali dell’uomo titolare di un bar di Gagliano del Capo, reo di essere “amico” del sindaco. Vennero portati via un’aspirapolvere ed uno stereo per poi appiccare il fuoco nella casa.
I tre nel giugno del 2008 vennero arrestati in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare e in sede di interrogatorio di garanzia sia Raona che Greco si accollarono gli addebiti senza però confermare il nome del loro mandante.

Nonostante i ricorsi degli avvocati in appello ed in Cassazione Raona e Pizzolante sono stati condannati con sentenza passata in giudicato. Per i due si sono aperte le porte del carcere.

Tags: atti-intimidatoriminacce
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