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U fitu, i pituddhri e la campana… quando per giocare bastava una strada

by Redazione
4 Novembre 2024 12:00
in Attualità
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Sembra impossibile, ma c’è stato un tempo, neanche troppo lontano, in cui la strada era uno dei compagni di giochi dei bambini. E non solo perché vicoli e corti erano animati di ragazzini, liberi di divertirsi senza pericoli, ma perché all’aria aperta c’era di tutto per passare il tempo, mentre i grandi lavoravano. Sull’asfalto non c’era il nero degli pneumatici delle auto di passaggio, ma il bianco dei gessetti e delle pietre usate per disegnare a terra le caselle numerate delle campane su cui sfidarsi, saltellando. Dopo il “toccu pi’ toccu quanti pesci toccu, li toccu tutti e tre, unu, doi e tre!” iniziava la competizione… questione di equilibrio.

I muri, invece, erano gli amici su cu appoggiarsi per contare quando si sceglieva il nascondino e quel più ‘moderno’ «Strega comanda colore» o «un, due, tre…stella!» che ti costringeva a rimanere immobile per non perdere. Sui social qualcuno l’ha corretto in un (forse) più appropriato «un, due, tre, stai là!» (stella deriverebbe dal piemontese ste’ là!», poi tradotto e “storpiato” in «stella» per adattarsi al resto d’Italia, ma nessuno all’epoca ha mai messo in discussione il nome. E che dire dei cinque sassolini, cercati quanto più rotondeggianti possibile come tesori, per i pituddhri o tuddhri (pietruzze), passatempo difficile, ma non impossibile per chi non aveva altro se non la destrezza e la manualità. Non c’era scalinata dei piccoli paesini o sulla soglia di casa che non ospitasse una sfida, dove non era concesso commettere errori.

Ma la gara più bella, la più avvincente, era quella che scattava quando nelle mani di un compagno compariva il fito, un capolavoro d’arte, uno dei divertimenti-simbolo dei tempi andati. La trottola di legno a forma di pugna, con una punta metallica e delle scanalature intorno alle quali si attorcigliava una corda era uno dei più amati. Sembra strano, nell’epoca delle playstation e dei giochi online, sempre più perfetti, riuscire a immaginare di passare il tempo vedendo ruotare la trottola, ma vinceva proprio chi la faceva ‘ruotare’ di più, lanciandola per terra e  tirando velocemente lo spago, attorcigliato sulla fusoliera. Più difficile riuscire a farla girare nel cerchio disegnato con le noci. I più bravi riuscivano anche a prenderla sul palmo della mano, una vera impresa! Ricordi in bianco e nero di un Salento che ritornano con la primavera.

E voi? Quale era il vostro gioco preferito?

Tags: tradizioni-salentine
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