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Il ministro Giuliano Poletti nel Salento: «bisogna cambiare sistema»

by Paolo Panico
28 Luglio 2017 11:48
in Politica
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Ragazzi, gambe in spalla e via verso un nuovo futuro. C’è bisogno di cambiamento, dinamicità, idee. Il lavoro non viene certo a prelevare i giovani da casa, pertanto serve in qualche modo svecchiare alcuni andamenti ormai divenuti desueti. Tipo abbandonare la visione dei centri per l’impiego come mere anagrafi di disoccupati.

Stesso discorso dicasi per i ruoli di scuole, imprese e politica; l’intermediazione – se attivata tra queste realtà e, appunto, i già citati centri – può dar vita ad un circuito d’inserimento nel panorama professionale che non invidierebbe nulla alle altre nazioni europee.

In ciò crede fortemente il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti, giunto stamattina alle Officine Cantelmo di Lecce grazie al confronto organizzato da “Generazioni Legacoop Puglia”. Un dibattito aperto, che ha visto l’interlocuzione di Poletti con giovani ed esponenti istituzionali del territorio, iniziato toccando la tematica del rapporto – mal funzionante – tra alta formazione e occupazione. Per la serie: perché utilizzare fondi pubblici atti a preparare ragazzi in Italia se poi gli stessi emigrano all’estero? «In Italia si è sempre cercato di risolvere il problema della disoccupazione attraverso degli aiuti economici e basta – sostiene Poletti – questo meccanismo, però, man mano diventa tossico. Ovvio che da questo punto di vista serve un cambiamento».

Poletti ritorna meglio sull’argomento incalzato da una domanda inerente l’implementazione del sistema che unisce istituti scolastici e contatto con le aziende, quest’ultime assolute realtà quotidiane non riscontrabili nei soli libri di testo. «Abbiamo sottoscritto da poco un decreto: da Settembre sarà possibile effettuare l’alternanza scuola-lavoro per un 30/35% delle ore didattiche, favorendo così l’apprendistato. I ragazzi di quarto e quinto superiore potranno scegliere il settore a loro più congeniale, ovviamente seguiti da un ottimo servizio di tutoraggio, e non appena terminato il percorso sarà più semplice scegliere se continuare le lezioni iscrivendosi all’università oppure cercare subito un’occupazione».

Il Governo punta moltissimo sul progetto “Garanzia Giovani”, piano italiano dell’occupabilità volto a facilitare la presa in carico dei ragazzi rientranti nella fascia d’età 18-29 per offrire loro opportunità di orientamento, formazione e inserimento al lavoro. «Si è cominciato mediante un dialogo con le regioni e i rispettivi servizi per l’impiego; ora però guardiamo alla sostanza. In Italia contiamo circa 7mila addetti nei centri per l’impiego, il cui lavoro permette al 3% degli iscritti di uscire dalla disoccupazione; tra Francia e Inghilterra, invece, troviamo 60mila professionisti intermediatori che, giustamente, producono percentuali maggiori. “Garanzia Giovani” intende anche aumentare il numero di queste figure».

Tra le novità del piano, la stesura di un portale apposito in cui i giovani disoccupati possono registrarsi, aumentando le possibilità di interfaccia con imprese, centri per l’impiego e istituzioni. «Un bel ventaglio di opportunità – precisa Poletti – ad oggi si sono registrati già 108mila giovani. Deve vincere la logica dell’attivazione e non della burocrazia. Ai sussidi va accompagnata anche la reazione e la volontà di cambiare; il governo ci sta mettendo del suo, ma sul tema deve esserci pure una fattiva collaborazione degli altri enti. Non pensiamo d’aver trovato la soluzione giusta a tutto, anzi; saremo noi i primi, qualora qualcosa non funzionasse, ad intervenire laddove siano necessarie delle modifiche».

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