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Il caporalato uccide ancora ma non se ne parla. Presentato il libro ‘Ghetto Italia’

by Redazione
1 Agosto 2017 13:10
in Attualità
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Da schiavi si muore anche oggi ed il caporalato non è una favola antica raccontata in una canzone di pizzica. Incubo che coinvolge non solo gli immigrati extracomunitari, come si sarebbe portati a pensare, ma anche cittadini comunitari ed italiani e che ha goduto negli ultimi anni di un revival a causa delle spinte endogene del mercato, sempre più orientato al reclutamento di manodopera a bassissimo costo e sovente dislocata in stati a tutela zero per il lavoratore.
 
Se ne è parlato ieri a Sannicola, grazie all’Associazione Culturale Metoxè, presso il centro culturale di via Oberdan dove Leonardo Palmisano, professore del politecnico di Bari,  ha presentato il Libro “Ghetto Italia” di cui è coautore insieme ad Yvan Sagnet, attualmente sindacalista di Flai-Cgil e, nel 2011,  promotore dello storico sciopero dei braccianti della Masseria Boncuri di Nardò. Protesta memorabile perché inserita in quella serie di eventi che portarono all’introduzione nel Codice Penale dell’articolo 603bis rubricato “Intermediazione Illecita e Sfruttamento del Lavoro.”.
 
«La malavita non investe in cultura giuridica evidentemente e ancora oggi  sterminati latifondi – non solo pugliesi – sono teatro della tragedia umana che è il caporalato, un sistema di organizzazione del lavoro agricolo perverso che cavalca l’onda degli strumenti di flessibilità introdotti nel 2008 dal governo Prodi: i  Voucher Lavoro che non sono contratti di lavoro ma ‘scontrini’ distribuiti ai lavoratori e poi ritirati in vista di un riutilizzo in assenza di controlli da parte dell’ispettorato del Lavoro»  ci spiega Palmisano intervistato dalla giornalista Cristina Talà.
  
Catene di precarietà e sfruttamento contro il cui utilizzo si muoveranno Flai e Cgil, il 9 ed il 10 Aprile, raccogliendo firme ed adesioni in tutte le piazze d’Italia.
 
Il problema è una necrosi la cui guarigione passa attraverso una necessaria presa di coscienza da parte della comunità e si rende necessario pubblicizzare le iniziative che si muovono contro corrente rispetto alle logiche di produzione intensiva nella morsa delle quali è stretto il moderno bracciantato, dichiara il Professore.
 
Decisivo è anche sostenere realtà come le autoproduzioni fuori mercato, esempio virtuoso sono i ragazzi di  SfruttaZero che hanno pure in progetto la costituzione di una Cassa di Mutuo Soccorso a sostegno delle rivendicazioni di tutti i lavoratori sfruttati  in ambito agro-alimentare nel nostro territorio  e che si autofinanziano attraverso il crowdfunding.
 
Ancora una volta la relatà associativa di Metoxè ha offerto alla città un momento di riflessione importante, lanciando uno sguardo attento a quei campi dove si perdono vita e dignità, dove le violenze sessuali e psicologiche sono più frequenti dei pasti, dove si vive tra le lamiere e in cui un manichino impalato è l’inquietante insegna di un bordello: luoghi che non conoscono i diritti umani e, più in generale avendo degradato l’uomo a macchina, non conoscono l’umanità.
 
di Armenia Cotardo

Tags: capolarato
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