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Mazzette in cambio di protesi, si difende il rappresentante a processo: “Avevo paura di perdere il lavoro”

by Angelo Centonze
17 Marzo 2021 17:08
in Cronaca
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Il Tribunale di Viale De Pietro

Il Tribunale di Viale De Pietro

È stato ascoltato davanti al giudice il rappresentante di protesi coinvolto nell’inchiesta “Buste Pulite” su presunte mazzette in cambio di favori. Dinanzi al gup Cinzia Vergine, nel corso della prima udienza del processo con rito abbreviato, come richiesto dalla difesa, si è svolto l’esame ed il controesame di Giuseppe Bruno, 57enne di Collemeto, difeso dagli avvocati Carlo Caracuta e Luigi Rella. L’imputato, per oltre un’ora, ha risposto alle domande dei legali ed a quelle del pm Roberta Licci.

L’uomo ha riconosciuto sostanzialmente gli addebiti, ma ha precisato di avere agito così, poichè aveva paura di perdere il lavoro se non avesse assecondato le richieste di Carmen Genovasi, 46 anni di San Pietro in Lama, responsabile dell’ufficio assistenza protesi della Asl di Lecce. Ed a tal proposito nella prossima udienza fissata per il 18 maggio, verrà ascoltata proprio la Genovasi, come richiesto dai suoi legali, gli avvocati Sabrina Conte e Stefano De Francesco.

La discussione è prevista in data 8 giugno, quando si terrà la requisitoria dei pm Massimiliano Carducci e Roberta Licci. La Asl di Lecce si è già costituita parte civile con l’avvocato Massimo Manfreda.

Nei giorni scorsi, il gup Simona Panzera, ha invece accolto l’istanza di patteggiamento concordata con la Procura, a 3 anni e 6 mesi per l’imprenditore Pietro Bonetti, 71anni leccese, difeso dagli avvocati Amilcare Tana e Vincenzo Licci, ed a 2 anni (pena sospesa) per la rappresentante di protesi Monica Franchini, 49 anni, di Lecce, difesa dall’avvocato Luigi Covella. Non solo, poiché il giudice ha disposto la revoca della misura degli arresti domiciliari per Bonetti. Monica Franchini, 49 anni, di Lecce, era già tornata a piede a libero.

I quattro imputati rispondono a vario titolo ed in diversa misura di: corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente da parte della P.A. e falso ideologico continuato in atto pubblico.

Gli arresti

Nel giugno scorso, i militari del Gico hanno compiuto un blitz nell’Ufficio protesi, all’ex ospedale in piazzetta Bottazzi, dove il rappresentante di protesi sarebbe stato sorpreso mentre consegnava alla funzionaria 850 euro in cambio di prescrizioni già autorizzate da portare poi all’Asl di Lecce per l’incasso. E poche ore dopo, sono stati eseguiti quattro arresti nell’inchiesta “Buste Pulite”. Le Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Lecce, infatti, hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere a firma del gip Giovanni Gallo per Carmen Genovasi e per Giuseppe Bruno. Ed agli arresti domiciliari, nei confronti dell’imprenditore Pietro Bonetti e della rappresentante di protesi Monica Franchini. La Genovasi e Bruno, nelle scorse settimane, hanno ottenuto gli arresti domiciliari.

Le accuse

Le indagini parlano di un rapporto corrotto tra la funzionaria e alcuni imprenditori del settore protesi, basato sullo scambio di denaro e altre regalie. Secondo gli investigatori, la funzionaria assegnava le pratiche ai singoli imprenditori direttamente, spesso pagandole più del dovuto o fornendo ausili non adeguati alle necessità.

Oltre al denaro contante, i finanzieri hanno documentato numerose altre utilità scambiate al fine di ottenere le pratiche di assegnazione delle pubbliche forniture, tra cui la falsa assunzione del marito della funzionaria da parte di un imprenditore, poco tempo dopo licenziato per ottenere il beneficio dell’“indennità di disoccupazione”, un aspirapolvere del valore di 200 euro, caciotte, uno smartphone del valore di 1.100 euro, nonché i D.P.I. (dispositivi di protezione individuale), venduti a peso d’oro durante il blocco totale del Paese dovuto all’emergenza epidemiologica.

Tags: inchiesta-buste-pulite
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