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Gli arrestati su presunta mazzetta protesi: “Nessuna bustarella per l’azienda”. Ma le versioni sono contrastanti

by Redazione
13 Giugno 2020 8:54
in Cronaca
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Rispondono alle domande del giudice i due arrestati per la presunta mazzetta al fine di agevolare le pratiche nella fornitura di protesi, ma offrono una chiave di lettura differente. Carmen Genovasi, 46 anni di San Pietro in Lama e Giuseppe Bruno, 57enne di Collemeto (frazione di Galatina) hanno fornito la loro versione dei fatti, dinanzi al gip Giovanni Gallo. L’udienza di convalida dell’arresto si è tenuta in videoconferenza, per l’emergenza covid-19.

I due arrestati erano collegati dal carcere di Borgo San Nicola, assistiti dai propri legali presenti in un’altra saletta, con l’ufficio del giudice. Hanno partecipato all’udienza “da remoto” anche i sostituti procuratori Roberta Licci e Massimiliano Carducci.

Carmen Genovasi, assistita dagli avvocati Carlo Sariconi e Simona Ciardo, ha spiegato nel corso dell’interrogatorio, durato circa mezz’ora, che non c’è stata nessuna consegna di denaro in cambio di prescrizioni per le protesi. I soldi rinvenuti dai finanzieri li aveva già con sè. La somma di 850 euro, ritrovata in una busta all’interno di una borsetta, servivano per far fronte ad esigenze familiari. La 46enne, intanto, si è riservata di chiedere un nuovo ascolto per chiarire altri aspetti della vicenda.

Intanto, l’Asl nelle scorse ore ha disposto la sospensione in via cautelativa dal servizio della Genovasi, responsabile dell’ufficio Assistenza protesi della Asl di Lecce.

Giuseppe Bruno, difeso dal legale Carlo Caracuta, ha risposto alle domande del gip, fornendo una versione differente. Ha sostenuto di essersi presentato all’ufficio Protesi, a titolo personale e  di avere consegnato il denaro alla Genovasi, in cambio delle prescrizioni per due conoscenti. Dunque, non per conto dell’azienda, ma solo per esigenze private.

Il gip Gallo, dopo gli interrogatori, ha convalidato gli arresti e confermato la misura cautelare del carcere per entrambi.

Il giudice ha ritenuto sussistenti le esigenze cautelari, per il rischio d’inquinamento probatorio e di reiterazione del reato

Ricordiamo, che al termine del blitz di lunedì pomeriggio, Genovasi e Bruno sono stati colti in flagranza di reato durante la consegna di una busta contenente 850 euro in contanti, in cambio di prescrizioni già autorizzate da portare, successivamente, all’incasso all’Asl di Lecce.

L’inchiesta, come riferito in un altro articolo, coinvolge anche alcuni personaggi “eccellenti” (tutti i dettagli). Al vaglio della Procura anche la posizione di alcuni “camici bianchi” in relazione alla prescrizione di determinati dispostivi medici. Al momento, occorre precisare, si tratta di ipotesi investigative tutte da verificare.

Tags: mazzette-protesi
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