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Indennità di rischio al personale sanitario, il sindacato Fsi-Usae: ‘Le belle parole non bastano più’

by Redazione
13 Aprile 2020 13:07
in Attualità
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Li abbiamo chiamati ‘angeli’ e poi anche eroi e quotidianamente li ringraziamo per quello che fanno per salvare vite umane mettendo a rischio la propria salute e i propri affetti. Poi quando, però, si parla di indennità di rischio e di ricompense economiche per un’attività che non conosce sosta, ecco che arrivano i primi alt e le prime discussioni. Stiamo parlando, ovviamente, di medici, infermieri, oss e personale sanitario.

Al solito il rischio è che dalla parole non si passi ai fatti che per molti sembrano essere consequenziali, ma evidentemente non per tutti.

Ne discuteranno domani, martedì 14 aprile, alle ore 16.00, in una videoconferenza appositamente convocata, i rappresentanti dei lavoratori delle categorie. La finalità sarà quella di capire chi avrà diritto a queste indennità e a quanto ammonteranno. Le sigle sindacali invitate temono che alla fine si possano produrre ingiustizie e disparità di trattamento che renderebbero la situazione peggiore rispetto a quanto già non sia complessa.

«Si discuterà – scrivono dall’Fsi-Usae – dell’ attribuzione dell’indennità di rischio da malattie infettive a tutto il personale dipendente ed alla relativa individuazione delle Unità Operative interessate, per poi passare al progetto obiettivo necessario ad incentivare economicamente tutto il personale sanitario in servizio incluso il personale amministrativo   attraverso i fondi pervenuti alla Regione Puglia come previsto dal decreto legge n.18 del 17 marzo 2020, il famoso decreto denominato Cura Italia».

L’ Fsi-Usae Lecce ritiene che i provvedimenti di individuazione delle UU.OO. previsti dalla Asl di Lecce non corrispondano all’ impegno ed alla qualità e quantità di lavoro prestato dagli operatori sanitari durante questa emergenza. Del resto la finalità di questi incentivi sarebbe quella di dare seguito alle tante belle parole dette in favore del personale sanitario, parole che, però, adesso da sole non bastano più.

«Le somme che intendono erogare – scrive in una nota Francesco Perrone, segretario territoriale del sindacato –  sono basse e non corrispondono al rischio di contagio, di depressione, di ansia, di insonnia e stress che si combattono ogni giorno, per cui occorre che gli importi da erogare siano assolutamente più alti, in quanto è in gioco la vita di tutti gli operatori. La nostra proposta prevede quindi l’indennità di rischio per tutto il personale che ha prestato regolarmente servizio ad iniziare dal 1° marzo 2029 per tutto il periodo di emergenza epidemiologica da Covid 19 presso le varie Unità Operative covid e non covid».

A detta dell’Fsi-Usae nel progetto obiettivo, al fine di incentivare e valorizzare economicamente  tutto il personale, si dovrebbero prevedere 3 fasce di rischio con importi differenti da concordare, per il coinvolgimento di tutti gli operatori in servizio  anche con risorse aggiuntive per incrementare i fondi del Decreto Legge ‘Cura Italia’.

Tags: coronavirus
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