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Infiltrazioni mafiose nelle aste giudiziarie: quindici condanne nel processo Canasta

by Angelo Centonze
23 Agosto 2017 13:46
in Cronaca
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Aste giudiziarie pilotate dalla criminalità organizzata, con il coinvolgimento di faccendieri, ma anche commercialisti e avvocati.

È giunta nel tardo pomeriggio di oggi, l'attesa sentenza del processo "Canasta". Il collegio della prima sezione penale, (Presidente Gabriele Perna) ha condannato a: 9 anni e 6 mesi, Giancarlo Carrino 64 anni di Nardò (chiesti 6 anni); 3 anni di carcere per Carmelo Tornese, 69 anni ( 4 anni); 6 anni e 2 mesi per Ferruccio Piscopiello 62 anni di Melissano (4 anni); 9 anni per Luigi Dell'Anna 69 anni di Nardò (3 anni e 6 mesi), 6 anni e 2 mesi per Francesco Russo 63 anni (3 anni e 6 mesi); 6 anni per Gregorio Mellone 63 anni di Nardò (3 anni e 4 mesi); 2 anni Elio Dell'Anna 62 anni di Monteroni (3 anni) e Fabiola Orlando, 59 anni di Neviano (2 anni e 6 mesi); 3 anni per Rossana Tornese 42 anni di Lecce (1 anno); Antonio De Benedetti, 40 anni di Taviano (8 mesi) ed Evaristo De Vitis 32anni di Squinzano (8 mesi); 2 anni a Maria Lucia Schito 59 anni di Muro Leccese (8 mesi); 1 anno per Marco Palmieri, 46enne di Lecce ( 6 mesi); 1 anno e 2 mesi per Biagio Terragno, 55enne di Galatone (6 mesi); 1 anno e 1 mese per Francesco De Girolamo di Sava 47anni (6 mesi); 1 anno e 3 mesi per Rosario Bizzarro 62enne di Nardò (6 mesi).
 
I giudici, inoltre, hanno disposto la pena di 3 anni e 6 mesi per Pantaleo Colazzo 39 anni di Galatina e 1 anno e 6 mesi per Luigi Sparapane, 57enne di Galatina, per i quali il pm aveva chiesto l'assoluzione.
 
Sospensione della pena per Schito, Terragno, De Girolamo, Bizzarro, Dell'Anna (Elio), Schito (Maria Lucia). assolti con formula piena Enzo Benvenga, 73 anni di Gallipoli; Sandro Quintana, 42 anni di Gallipoli, (come  già  chiesto dal pubblico ministero) e Fabio Corvino, 48 anni di Lizzanello ( per lui, il pm ha invocato 2 ani e 6 mesi).
 
È comunque intervenuta la prescrizione del reato dunque il "non doversi procedere" per Carmelo Tornese, Evaristo De Vitis, Ubaldo Walter Ronzini, Antonio De Benedetti, Fabiola Orlandoe poi Antonio Tornese 49enne di Lecce, Alba Errico 52 anni di Squinzano; Maria Giovanna Pitardi 38 anni di Bagnolo del Salento; Lucio Frassanito 75 anni di Lecce; Raffaele Gambuzza 30 anni di San Cesario; Cosimo Magnolo 53 anni di Taviano; Luigi Sparapane, 57enne di Galatina; Giuseppe Erriquez, 59 anni di Nociglia.
 
Nel processo, inoltre si è costituita parte civile Equitalia, attraverso l'avvocato Antonella Corvaglia.
 
Gli imputati rispondevano a vario titolo ed in diversa misura di: turbativa d'asta, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale; abuso d'ufficio, estorsione; millantato credito, peculato.
 
Il collegio difensivo era composto dagli avvocati Luigi Rella, Roberto Rella, Alberto Alfieri, Lucio Calabrese, Pantaleo Cannoletta, Giuseppe Bonsegna, Umberto Leo, Paolo Spalluto, Silvio Verri, Francesca Conte, Giuseppe Corleto, Biagio Palama, Luigi Covella, Ladislao Massari, Cristiano Solinas, Maurizio Memmo, Luigi Suez, Anna Maria Ciardo, Paola Scialpi, Andrea Frassanito, Vincenzo Venneri, Massimo Zecca, Massimo Fasano, Antonio Savoia; Luigi Corvaglia, Michelangelo Gorgoni.
 
Nel corso di un articolato excursus durante l'udienza del 27 gennaio scorso, il procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone ha ricostruito l'intera vicenda. Anzitutto, sottolineando il contributo fondamentale delle intercettazioni, ha chiarito i ruoli assunti dai vari imputati. Carmelo Tornese era preposto alle aste giudiziarie come funzionario pubblico, seguendo "una sorta di prassi consolidata di disturbo sulla regolarità dello svolgimento, sfalsando così, il gioco della concorrenza". Altro personaggio chiave, Giancarlo Carrino (l'avrebbe conosciuto attraverso il socio Luigi Dell'Anna) . Questi, un navigato faccendiere neretino, anzitutto, come evidenziato dalle numerose intercettazioni telefoniche, gestiva in prima persona i rapporti con i fratelli Salvatore (denominato"Nino bomba") e Rosario Padovano.
 
Ma non solo, anche con commercialisti, avvocati etc. Attorno a questi due personaggi chiave dell'intera vicenda si muovevano, sempre per usare le parole del pm Mignone, "una serie di personaggi borderline sul cui ruolo assunto era difficile capire, quando si superava il confine tra lecito ed illecito". Il pm ha infine stigmatizzato, nel corso delle requisitoria, "la scarsa serietà della sezione di polizia giudiziaria e funzionari preposti alle aste", nel periodo in cui si sarebbero consumati gli illeciti.
 
L'operazione investigativa "Canasta"portò, il 22 novembre 2010, all’esecuzione di undici provvedimenti di custodia cautelare, da parte della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce. Al termine di una serie di articolate indaginidurate due anni,condotte dalla Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Lecce, vennero alla luce gli interessi della criminalità organizzata su numerosi beni mobiliari e immobiliari, dislocatinel territorio salentino.
In seguito alla chiusura delle indagini, vi furono alcune importanti operazioni di confisca di beni mobili ed immobili, come quella eseguita nel novembre, nei confronti di Francesco Russo.
 
Quest'ultimo è balzato agli onori della cronaca nei giorni scorsi. Infatti, il 64enne, Francesco Russo è  finito in manette per per il "tentato omicidio" di Giovanni Calignano avvenuto a Nardò,il 16 maggio scorso, in pieno centro cittadino. Assieme al padre, venne arrestato anche il figlio Giampiero Russo, 27 anni di Nardò. Entrambi rispondono dell'accusa di "tentata estorsione continuata e aggravata" ai danni di un imprenditore.

Tags: infiltrazioni-mafiose
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