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Irregolarità nell’ampliamento di un ristorante nella baia di Porto Badisco? Quattro indagati

by Angelo Centonze
14 Settembre 2017 16:57
in Cronaca
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Avrebbero ampliato illegittimamente, un ristorante situato nella suggestiva baia di Porto Badisco.
  
La Procura leccese ha chiuso l'inchiesta e risultano indagate quattro persone. Si tratta di Salvatore Fruini, 70 anni, di Minervino, titolare dell’omonima ditta che ha gestito il bar-ristorante L'Approdo di Enea fino al 2009; il figlio Luigi Fruini, 32 anni, di Porto Badisco, gestore del bar-ristorante a partire dal 2009; il geometra Giuseppe Tondo, 64 anni, del posto e l’ingegnere Emanuele Maria Maggiulli, 51enne di Muro Leccese, entrambi dell’Ufficio Tecnico di Otranto. Rispondono a vario titolo ed in diversa misura delle ipotesi di reato di: abuso di ufficio e di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.
  
Nell'avviso di conclusione delle indagini preliminari, il procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone formalizza le accuse. Anzitutto, il bar-ristorante L'Approdo di Enea sarebbe stato dichiarato struttura precaria ed amovibile; invece,attraverso una serie ampliamenti realizzati, secondo la Procura, attraverso atti illegittimi avrebbe assunto un aspetto permanente. I gestori de L'Approdo di Enea avrebbero ampliato la struttura violando gli strumenti urbanistici, in assenza dei nulla-osta relativi ai vincoli paesaggistici ed idrogeologici.
  
Il periodo "incriminato" copre un lungo arco temporale di 15 anni (dal 1999 al 2014), durante il quale sono finiti al vaglio della Procura le autorizzazioni per la realizzazione dei servizi igienici del bar, l’installazione delle vetrate e di una copertura ed i certificati di agibilità.
  
Il pm Mignone, invece, contesta al Comune di Otranto di non avere annullato i permessi rilasciati illegittimamente, in autotutela, e di non avere proceduto alla demolizione ed al ripristino dello stato dei luoghi.
  
Gli indagati sono difesi dagli avvocati Luigi Corvaglia, Antonio e Pietro Quinto. I loro assistiti  hanno adesso venti giorni a disposizione per chiedere di essere interrogati o produrre memorie difensive.

Tags: abuso-d-ufficio
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