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La preghiera del vescovo di Lecce commuove la cittè

by Redazione
24 Agosto 2017 11:36
in Attualità
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Sorprendente, originale, commovente. Domenico d’Ambrosio stupisce e colpisce i cuori con una bellissima preghiera, più una poesia che una semplice preghiera che rappresenta una sorta di manifesto del magistero episcopale dell’arcivescovo metropolita di Lecce.
Di seguito riportiamo il testo integrale redatto da Mons. D’Ambrosio:

Signore Gesù,
questa sera ho visto
la bellezza di un popolo in cammino,
che vedeva rischiarati e rasserenati
i suoi passi
per il dono della tua presenza
che ha reso meno incerto ed esitante
il suo cammino.
Nessuna paura, nessun timore
perchè tu camminavi con noi,
incuriosito e preoccupato
 per il nostro passo
che si è fatto stanco e pesante
a causa delle zone d’ombra:
la violenza, gli egoismi, le disperazioni,
il futuro e non quello sognato,
la mancanza di pane materiale
e di speranza di luce e di novità di attese,
del lavoro cercato e negato,
dell’aumento di richieste
e della povertà di risposte dovute.
 
Una domanda sale a te
con una tale insistenza
da  renderla quasi noiosa:
Signore,
dove troveremo il pane necessario
per sfamare tanta, troppa gente?
 
E la tua riposta da duemila anni
è sempre la stessa:
è quella che hai dato ai tuoi discepoli
davanti alle cinquemila persone affamate,
 lì sui declivi  che degradano
verso il lago di Galilea:       
Date loro voi stessi da mangiare!
 
Signore, te ne sarai accorto anche tu:
le nostre riserve sono agli sgoccioli!
Sono  rimasti solo cinque pani !
Perché anche la ricchezza
di un continente, il nostro
che sperpera e vuole mettere in sicurezza
il molto che ha,
si è impadronita anche dei frammenti:
non ce li fa raccogliere
e ha inventato una strana  combinazione
il cui meccanismo è noto
solo a chi ha la possibilità di avere di più
e condizionare in negativo
la povertà che allarga la sua piovra.
 
 
Signore Gesù,
noi continueremo, come la vedova di Elia,
a condividere il mucchio di farina e il poco olio
che ci è rimasto,
ma tu, pane vivo,  disceso dal cielo
che dà la vita al mondo, abbatti i nostri egoismi,
frustra le nostre resistenze,
dacci l’inventiva e la capacità
di raccogliere, quando ce lo permettono,
anche i pochi  avanzi
perché nulla vada perduto.
 Allora: che i cinque pani spezzati
dalla generosità non egoista
sazino i morsi degli affamati.
 
 
E quando
Non riusciremo a donare
quello che ci viene chiesto
dai molti che bussano alle nostre porte
perchè non lo abbiamo,
che non venga meno
l’amore, la solidarietà, l’accoglienza, l’ascolto.
E quando
le porte dei ricchi
saranno sbarrate e rese inaccessibili,
e le istituzioni, come Pilato,
 se ne laveranno le mani,
o rimanderanno a mani vuote
i nuovi indigenti:
disoccupati, cassintegrati, 
giovani in cerca di occupazione, licenziati,
con la solita filastrocca:
siamo in un momento di crisi,
noi continueremo a venire a te,
certi di non essere messi alla porta,
e nel gesto dell’adorazione
che ora ci vede in ginocchio davanti a te,
invocheremo:
 
Tu che tutto sai e puoi
Che ci nutri sulla terra,
conduci i tuoi fratelli
 alla tavola del cielo
che il tuo amore preparerà per noi
già qui , sulla terra.
Amen.

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