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‘Lecce non è tra le città più tartassate’, Perrone replica a Salvemini. Il consigliere ‘il sindaco si confonde’

by Redazione
1 Agosto 2017 14:36
in Politica
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Preso per buono l’indice di pressione finanziaria pro-capite – ovvero la somma delle entrate tributarie ed extra tributarie diviso il numero di abitanti – basterebbe affidarsi allo studio dell’Ifel che, oltre a confermare la graduatoria su base regionale di Demoskopika, calcola anche l’indice per ogni comune italiano. Tra i capoluoghi di provincia, Lecce non risulta in testa, bensì 49esima su 104, con 941 euro pro-capite all’anno, un importo lievemente superiore alla media nazionale. Con questa precisazione, il sindaco del capoluogo salentino, Paolo Perrone, replica al consigliere comunale di Lecce Bene Comune, Carlo Salvemini. “Ha esaurito le idee è gli argomenti, non è da lui utilizzare i numeri in questo modo fantasioso, per sentenziare che i leccesi sono tartassati dalle tasse”.

Lecce è alle spalle di molte città, tra cui, per citarne solo alcune, Milano (prima con 1961 euro), Siena (1636), Firenze (1400), Roma (1325), Salerno (1295), Cosenza (1204), Cagliari (1089), Agrigento (1081), Bari (963). Ma la nostra risente anche del fatto di essere una città turistica come, ad esempio, Capri (2029), Taormina (1571), Porto Cesareo (1525), Otranto (1220), e questa pressione è solo apparentemente a totale carico dei cittadini leccesi. Le imposte sulle seconde case, spesso di non leccesi, e la tassa di soggiorno, infatti, concorrono a questo computo, ma pesano evidentemente sulle tasche di contribuenti non leccesi. “Mi dispiace per Salvemini – prosegue – ma i nostri concittadini possono serenamente togliersi di dosso l’etichetta di ‘tartassati’”.

“Come fa a prendere il report sulla pressione fiscale dell’Istituto Demoskopika, stilato con dati aggregati su base regionale, e ricavarne il dato del comune di Lecce? Che calcolo ha fatto? Mi sono accertato personalmente con il direttore delle ricerche di Demoskopika che non è disponibile il dato comune per comune e quindi la conclusione cui giunge Salvemini è fatta in casa, a suo uso e consumo”.

“Quindi, proprio lui, che ci ha abituati ad azioni politiche più serie e aritmeticamente fondate, è approdato ufficialmente ai metodi artigianali e maldestri. Sintomo inequivocabile che gli argomenti scarseggiano, ma anche che Salvemini possa ricandidarsi l’anno prossimo, a dispetto dell’annunciato e ribadito ritiro”.

“Noi scaramanticamente facciamo il tifo per la sua candidatura – conclude – perché ogni volta che si è presentato ai nastri di partenza della campagna elettorale per il Consiglio comunale, il centrodestra ha vinto. Per cui, calcoli a parte, ben venga”.

Nelle ore successive non si fa attendere la risposta di Carlo Salvemini. "Perrone preferisce alzare il volume della polemica pur di silenziare il rumore dei numeri, che parlano chiaro e con i quali è chiamato a fare i conti. Li richiamo brevemente per aiutarlo a non fare confusione". Da qui le precisazioni dettagliate. "DEMOSKOPIKA ha calcolato la pressione tributaria media dei comuni italiani (non quella finanziaria da lui citata) ossia la somma pro-capite versata nel 2015 da ciascun un cittadino a titolo IMU, TASI, TARI ecc.: che ammonta a 611 euro – scrive il consigliere – Trattandosi di un valore medio è evidente che ci sarà chi pagherà di più e chi meno. Non è stata stilata una graduatoria per stabilire il più caro e il più economico tra gli ottomila comuni italiani. E non è importante stabilirlo, del resto".

E ancora "Quello che interessa sapere è se a Lecce versiamo più o meno di 611 euro – rincara Salvemini – Per scoprirlo non ho avuto bisogno di telefonare a DEMOSKOPIKA: mi è bastato consultare il consuntivo 2015 del Comune e calcolare la pressione tributaria (entrate titolo I / popolazione), pari a 808 euro. Ciò significa che abbiamo versato 198 in più rispetto alla media nazionale. Semplice: niente trucchi, niente inganni. Tutto aritmeticamente e politicamente fondato e inattaccabile".

Quanto al ritiro nel 2017, Carlo Salvemini afferma "Lo confermo. Questo non mi impedisce di fare il mio dovere fino alla fine con la passione, l'impegno e il rigore di sempre. A differenza di Perrone che dopo la delusione di Lecce2019 ha smesso di dedicarsi alla città ed è solo preoccupato di capire dove e come continuare a fare politica".

Tags: paolo-perrone
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