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LecceNews24 accanto agli autori. Orlando D’Urso racconta il suo ultimo libro

by Redazione
23 Agosto 2017 12:42
in Cultura & Spettacoli
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Durante la Città del Libro, sono stati tanti gli autori che abbiamo incontrato. Non per le medaglie e le ovazioni… dello storico e studioso Orlando D’Urso fotografa la Corigliano D’Otranto della Grande Guerra, dando un volto e una storia ai nomi incisi sulla fredda lapide,che come in tanti altri municipi, ricorda i caduti di tutte le guerre. Su di essa, gli sguardi spesso si posano in modo distratto. Orlando D’Urso, partendo da quella lapide, pervaso dalla passione per la storia e dall’amore per il suo paese, racconta un pezzo del passato di Corigliano, il “paese parlante”. Questo suo ultimo lavoro è un  tassello indispensabile per dare continuità ai ricordi. Una macchina del tempo che si prende cura della Storia per farne dono alla memoria.

Orlando D’Urso, da cosa nasce questa passione per la storia locale?
“Più che di passione, si tratta di voler dare risposte a curiosità che si ponevano già in età scolare e poi adolescenziale. Frequentare la chiesa e vederla ricca di altari sontuosi, tele, iscrizioni; abitare nel centro storico accanto all’orologio che scandiva le ore ogni quarto; abitare a pochi passi da un enigmatico arco che tutti chiamavano Lucchetti; passare più e più volte accanto al Castello pieno di statue: a queste e a tante altre cose ponevo delle domande e cercavo le risposte. È nato così l’interesse a conoscere la storia del mio paese che nel tempo ha ovviamente seguito un’evoluzione nutrita di studi, letture, approfondimenti, ricerche. Credo che sia dovere di ogni cittadino conoscere la storia del proprio paese, l’importanza dei monumenti, delle architetture presenti, degli uomini che hanno contribuito a dargli il volto che oggi ha. Se si ha contezza di ciò che si ha, gli si può dare valore e sollecitare attenzioni, cura, conservazione”.

Perché questo libro?
“L’ispirazione a scrivere Non per le medaglie e per le ovazioni… è venuta durante la commemorazione del centenario della Grande Guerra. Passare spesso davanti alla lapide che si trova nel Municipio e su cui sono incisi 64 nomi, aveva generato la mia curiosità. A quei nomi volevo dare un volto, conoscere le loro storie famigliari. Provavo un senso di fastidio nel vedere quei nomi incisi, alcuni omonimi, che di fatto restavano anonimi. Ho sentito il dovere di dare dignità non solo a loro, ma a tutti coloro che erano stati chiamati a combattere per una Patria che di fatto sentivano lontana. C’è ancora un’altra motivazione. Come meridionale, e salentino soprattutto, come ricercatore e studioso della storia della “piccola patria”, premeva mantenermi in quella scia segnata da altri studiosi: dimostrare e ricordare che anche il Salento è sempre stato presente nelle vicende storiche e culturali di respiro nazionale e internazionale; che il Salento, come tutto il Meridione, non sono periferia”.

Quale funzione ha un libro di storia municipale in un panorama generale?
“La storia generale è composta da piccole storie particolari. Evidenziare le seconde significa inserire delle tessere per comporre un puzzle; significa evidenziare come anche noi siamo una tesserina di quel grande quadro”.

Quale filo lega queste storie?
“Non sta a me individuarlo, ma al lettore. Certamente si evincerà come le storie personali s’intrecciano, s’incontrano, sia nelle trincee che nei campi di prigionia, anche con gesti di solidarietà. Si pensi, per esempio, ai due compaesani che si ritrovano nel campo di concentramento di Mauthausen, di cui uno addetto alla cucina che passa sottobanco viveri all’amico; ai rapporti che porteranno, alla fine della guerra, a intrecci famigliari”. Non per le medaglie e per le ovazioni… Un libro scritto con il cuore.

Tiziana Protopapa

Tags: presentazione-libri
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