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Luisa Ruggio. La scrittrice ‘dal cuore fragile’

by Raissa Del Prete
23 Agosto 2017 21:23
in Cultura & Spettacoli
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Teresa Manara. E’ questo il titolo del nuovo romanzo uscito e presentato presso la Liberrima di Lecce, domenica 21 Settembre 2014.
L’Anteprima nazionale parte dalla Puglia per poi arrivare nel resto d’Italia a Novembre.

Luisa Ruggio (1978), giornalista e scrittrice di origini pugliesi, ha pubblicato saggi sul cinema e la psicoanalisi. Il suo romanzo d'esordio, "Afra" (Besa, 2006), ha vinto cinque premi letterari.
Dopo il suo secondo romanzo, "La nuca" (Controluce, 2008), ha pubblicato la raccolta di racconti brevi "Senza storie", (Besa, 2009) Menzione Speciale del "Premio Bodini 2010".
Suoi articoli sono apparsi su quotidiani e riviste letterarie, è autrice di numerosi reportage dedicati al Salento per i quali ha ricevuto il "Premio Skylab 2011" Sezione Giornalismo e Cultura (Università del Salento) e la menzione speciale del Premio “Terra D’Arneo 2013”.
“Teresa Manara” è il suo terzo romanzo.
Dal 2006 aggiorna il blog dedicato alla scrittura "Dentro Luisa":www.luisaruggio.blogs.it

Teresa Manara non è altro che una storia d’amore.
Una storia d’amore ambientata nel Sud Italia del 1950, nella terra dei “sensali” che si spingevano fino nel Salento in cerca del miglior vino sfuso da imbottigliare al Nord.
Una storia d’amore raccontata da una giovane donna che decide di lasciare Imola per trasferirsi in questa terra di frontiera ancora e sempre superstiziosa e magica. 
La scrittrice salentina è tra i testimonial di BiblioPride 2014. 
Dopo il successo delle prime due edizioni svoltesi a Napoli nel 2012 e a Firenze nel 2013, l’Associazione Italiana Biblioteche, infatti, promuove la Terza Giornata Nazionale delle Biblioteche in Puglia, focalizzandola in diverse città scelte come simboli del valore sociale della biblioteca.
Tra i testimonial di questa edizione la scrittrice Luisa Ruggio che a sostegno dell'iniziativa donerà un racconto inedito.

Dalla quarta di copertina:
Italia, 1950. “Nei bar non si parlava d’altro che del processo Rina Fort, la commessa accusata di aver ucciso la moglie e i tre figli del suo amante. Pavese si era suicidato in un albergo di Torino, per amore.”
 In un angolo della penisola italiana, all’estremo Sud della Puglia, c’è un’altra penisola da cui molti partono in cerca di fortuna. Si tratta di una terra di frontiera “dove gli uomini e gli spiriti parlano ancora la stessa lingua”, dominata da un sole maestoso e impassibile.
Una corte di spostati resta a vivere nei paesi senza tempo, poveri e superstiziosi, dove si produce il vino per gli industriali del Nord e dove si spingono, attraverso interminabili viaggi, solo i sensali. Lecce è la città dove il tempo scorre in ritardo e una vecchia stracciona, che si crede un’erede dei Savoia, rappresenta tutti quelli che “vivevano sapendo: il vento si sarebbe alzato cancellando per prima cosa le loro tracce”.
In questo luogo senza importanza, decide di trasferirsi una giovane donna, Teresa Manara, nata e cresciuta a Imola – dove ha visto trascolorare le atmosfere degli anni ’20 e ’30 attraverso le eleganti vetrine dell’antica bottega di tessuti delle zie zitelle e dove ha subìto, insieme alla sua famiglia, l’occupazione tedesca.
Teresa è la moglie di un venditore di vino sfuso convinto che “un vino, al pari di un uomo, è la sua storia”, ma è soprattutto un’instancabile osservatrice, nonché la protagonista delle due storie d’amore che scorrono parallele in queste pagine: quella che la spinge a seguire un uomo fino alla fine del mondo e quella per la terra che diventerà la sua seconda casa.
Grazie alla sottile lama del suo sguardo, Luisa Ruggio ci racconta un mondo visto attraverso lo specchio delle barberie, quello delle vite marginali, degli inutili, ma soprattutto quello di una natura che concede una misura di sé, un fragile miracolo spremuto con fatica dagli uomini che decidono di restare.
Vigneti, vicoli, stanze, volti e storie si compongono nella voce che sussurra al lettore: “Mi sono invaiata per ottant’anni, se così si può dire, proprio come gli acini d’uva durante la maturazione.
E cammina, cammina, sono finita anch’io in una storia. Questa.”

Una storia intensa quella che si intreccia tra le pagine chiare del nuovo romanzo di Luisa Ruggio.
Forse una storia sempre attesa, eh si, perché sono queste le storie che si ripetono,che raccontano e  che fanno rivivere la semplice e vera essenza degli uomini.

– "Ciao, tesoro," mi disse proprio così prima di perdere conoscenza, sottovoce – ci ho fatto caso: entrambi quei momenti sono senza ritorno.
Certe volte, nel bel mezzo di una conversazione qualunque, mentre i miei ospiti mi credono ancora attenta e interessata al filo dei loro racconti, la reviviscenza di quelle due semplici parole mi toglie il fiato.
E allora assaggio il cuore. Questo confine clandestino, una rapa di fibre strappate immersa nella zolla che il vento non smette di scavare.
Ciao, tesoro. Nient'altro.

Tags: liberrimaromanzi
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