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Anziano morto carbonizzato dentro casa. No alla scarcerazione del figlio, sotto processo per omicidio

by Angelo Centonze
22 Luglio 2020 11:25
in Cronaca
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Resta in carcere il 49enne di Collepasso accusato dell’omicidio del padre, morto carbonizzato nel bagno di casa. Al termine della camera di consiglio, la Corte d’Assise (Presidente Pietro Baffa, giudice estensore Francesca Mariano e giudici popolari) ha rigetto l’istanza della difesa. Sulla scorta della relazione presentata dal medico legale Roberto Vaglio, incaricato di verificare se ci fossero le condizioni per concedere i domiciliari all’imputato per motivi di salute.

La Corte ha comunque concesso a Vittorio Leo, la possibilità di ricorrere in caso di bisogno alle trasfusioni per curare la talassemia, anche in un centro medico fuori dal carcere, accompagnato dalle guardie penitenziarie.
Ricordiamo che l’imputato, assistito dagli avvocati Francesca Conte e Simone Potente, chiedeva di potere curare la talassemia major, con idonea terapia domiciliare, anche in considerazione dei rischi legati alla pandemia da coronavirus, nel caso di permanenza in carcere.

Il medico legale Roberto Vaglio nella relazione afferma che “le condizioni di salute non sono particolarmente gravi e compatibili con il regime di detenzione in carcere”. Aggiungendo che Vittorio Leo può essere curato all’interno dell’istituto penitenziario, a patto che gli vengano assicurate le necessarie e periodiche terapie.

Dopo avere esaminato la relazione e sulla base delle considerazioni mediche, i giudici hanno stabilito di rigettare l’istanza di scarcerazione. Anche perché “sul piano gravemente indiziario il processo si trova in una fase prossima alla definizione in cui tutto il materiale probatorio assunto deve essere ancora valutato dalla Corte”.

Il processo

Vittorio Leo, 49enne di Collepasso è finito sotto processo, con l’accusa di omicidio preterintenzionale, al termine dell’udienza preliminare. La difesa dell’imputato, non ha avanzato richiesta di riti alternativi e sostiene come l’episodio contestato vada inquadrato come un tragico incidente. Il gup Cinzia Vergine ha disposto il rinvio a giudizio, accogliendo l’istanza avanzata dal sostituto procuratore Luigi Mastroniani che, dopo l’avviso di conclusione delle indagini, aveva riqualificato l’accusa di omicidio volontario in preterintenzionale, sostenendo che l’agente immobiliare non aveva programmato l’omicidio e non aveva intenzione di uccidere il padre.
La sorella di Vittorio, assistita dall’avvocato Elvia Belmonte, non si è costituita parte civile.

Ricordiamo che, nei mesi scorsi, dinanzi al gip Giovanni Gallo, si è svolto l’incidente probatorio e il consulente tecnico, lo psichiatra Domenico Suma, ha ritenuto Vittorio Leo in grado d’intendere e di volere quando il padre prese fuoco e morì carbonizzato poco dopo. Il gip nell’ordinanza ha inoltre sostenuto di non condividere la riqualificazione del reato da omicidio volontario in preterintenzionale, poiché Vittorio Leo avrebbe deliberatamente gettato dell’alcol addosso al padre, dando fuoco allo stesso, al fine di cagionarne la morte.

I fatti

Il 29 maggio del 2019, Antonio Leo, 89enne insegnante in pensione, venne trovato senza vita nella sua abitazione di Collepasso, dove viveva da solo. Il cadavere era in bagno, carbonizzato dalle fiamme. È stato il figlio a chiedere aiuto agli uomini in divisa. Il 49enne – titolare una agenzia immobiliare – viveva in un appartamento vicino a quello dell’anziano padre, nello stesso stabile.

Sospettato fin da subito di essere l’autore del gesto, Vittorio Leo è poi finito in manette e condotto in carcere dai carabinieri del Norm di Casarano, coadiuvati dai colleghi della stazione di Collepasso. Durante l’interrogatorio in caserma e dinanzi al pm, Vittorio Leo ha sostenuto che non era sua intenzione uccidere il padre e che non lo soccorse poiché paralizzato dalla paura. Anzi, si stese sul divano e poi si cucinò un piatto di pasta al ragù. Dopo pranzo, ripulì la cucina e lavò il pavimento.

Tags: carcerecollepassofiglioomicidio
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