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Omicidio Stefano Leo, il dolore del padre: “ucciso perché ha sorriso al suo assassino”. Ma i dubbi sono ancora tanti

by Redazione
3 Aprile 2019 13:14
in Cronaca
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Non basta a Maurizio Leo che il killer di suo figlio sia ora in mano alla Giustizia. Il papà di Stefano, il 33enne di origini salentine ucciso in riva al Po, non riesce ad accettare le parole agghiaccianti usate da Said Machaouat quando ha confessato l’omicidio: «Il pensiero che sia morto per uno sguardo, per un sorriso che aveva regalato al suo assassino è inaccettabile. È come se lo avessero ucciso un’altra volta, non riesco a farmene una ragione» ha dichiarato.

Nessun “sollievo” dopo aver cercato a lungo la verità. Esattamente da quella maledetta mattina del 23 febbraio, quando qualcuno tolse la vita al giovane commesso che stava andando al lavoro senza sapere di essere «l’uomo giusto» per morire. Quel qualcuno è rimasto senza un volto per settimane, fino a quando non si è consegnato. Poi la scoperta. Stefano era ucciso senza motivo, scelto casualmente tra i passanti perché aveva un’aria felice e serena che sembrava insopportabile a chi ha meditato il delitto.

«Volevo un nome, una ragione. Non questa. Sono senza fiato. Che senso ha scoprire che un ragazzo di trent’anni ammazza un suo coetaneo senza neanche conoscerlo? Che è bastato uno sguardo? Non mi sento meglio, mi sento malissimo», ha spiegato papà Maurizio.

Ora il killer ha confessato, ma è difficile capire e accettare il movente del gesto . Può bastare la tristezza? La rabbia? Un momento difficile? Separato dalla moglie, senza lavoro né casa, il 27enne stava attraversando un periodo buio. Passava la notte in un dormitorio per senzatetto in piazza d’Armi (dove è stato ritrovato il coltello), mangiava alla mensa dei poveri e non aveva mai mostrato segni di ‘squilibrio’.

Ma un giorno ha deciso di sedersi, in attesa che passasse la passasse la persona giusta da uccidere con un coltello rosa acquistato in un discount. Secondo quanto ricostruito, prima di incontrare Stefano avrebbe litigato con un ragazzo che era a spasso con un cane, rimproverandolo perché stava facendo delle foto. Pare che Machaouat abbia pensato di uccidere lui, per poi cambiare idea perché in quel momento c’era troppa gente ad assistere.

Il dubbio

La passeggiata di Lungo Po Machiavelli è un luogo familiare per il giovane di origine marocchine, ci andava spesso, ma il dettaglio più sconvolgente è che, a poche centinaia di metri dalla scalinata del delitto, vive la sua ex compagna con il nuovo fidanzato che, secondo Repubblica ‘somiglierebbe in modo impressionante’ al giovane commesso sgozzato. Da qui l’ipotesi dello scambio di persona che comincia a tenere banco. Supposizioni, ricostruzioni che non hanno certezza.

Tags: omicidi
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