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Colpo al clan Dello Russo di Terlizzi. Rapporti “commerciali” anche con la criminalità salentina

by Redazione
8 Gennaio 2020 11:39
in Cronaca
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carabinieri-notte

I carabinieri sono giunti sul posto

Sono oltre 250 gli uomini in divisa che, nella notte, hanno chiuso il cerchio sul gruppo Dello Russo di Terlizzi, un pericoloso gruppo criminale attivo nel nord barese. Decine gli arresti, tra cui anche i presunti capi, e le perquisizioni domiciliari alla ricerca di armi e droga con l’aiuto dei cani delle unità cinofile, di metal-detector e sofisticate strumentazioni. In campo sono scesi i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Bari, della Compagnia di Molfetta e della Tenenza di Terlizzi, nel cielo un elicottero.

Le accuse sono di associazione finalizzata al traffico delle sostanze stupefacenti con l’aggravante della disponibilità delle armi. Nel corso dell’indagine, i Carabinieri avevano già proceduto all’arresto di 10 indagati, al sequestro di sostanze stupefacenti (cocaina, eroina, marijuana ed hashish) ed alla segnalazione di numerosi assuntori.

L’operazione “Anno Zero”

L’indagine avviata nel 2014 dalla Tenenza di Terlizzi è poi proseguita sino al luglio 2018, congiuntamente dalla Compagnia di Molfetta e dal Nucleo Investigativo di Bari. Servizi di osservazione e pedinamento effettuati in territori ostili, intercettazione telefoniche e ambientali costanti e le dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia hanno consentito di documentare gli ‘affari’ dell’organizzazione criminale capeggiata da Roberto Dello Russo, legato a Domenico Conte, affiliato al clan Capriati di Bari ed operativo a Bitonto. Insieme ai suoi ‘soci’ –  Giambattista De Sario  e  Paolo Ficco – il clan gestiva la vendita e la distribuzione di sostanze stupefacenti di ogni tipo nel territorio di Terlizzi, controllato anche con la violenza per impedire ‘interferenze’. Nessuno poteva immischiarsi né esercitare nella loro piazza, neppure a livello episodico o individuale.

A Ficco e Dello Russo, infatti, è stata contestata anche l’accusa di «lesioni» per aver ‘sfregiato’ al viso uno spacciatore, ‘punito’ perché aveva smerciato della marijuana di cui si era approvvigionato in altro comune.

La consorteria, per portare avanti gli affari, manteneva importanti rapporti “commerciali” con sodalizi attivi nel capoluogo e nella provincia di Lecce. Le ‘amicizie’ servivano a rifornire di narcotico, in regime di monopolio, le varie piazze di spaccio di Terlizzi e quelle di Bitonto, controllate dal gruppo guidato da Domenico Conte.

Il modus operandi

Le indagini hanno permesso di ricostruire il modus operandi del gruppo che poteva contare su varie squadre di spacciatori al dettaglio attive a Terlizzi. Ciascuna squadra era specializzata nello smercio di una determinata tipologia di stupefacente (marijuana, hashish, cocaina ed eroina).

Gli ordini venivano raccolti su utenze telefoniche fittiziamente intestate a terzi (utilizzando un linguaggio criptato per indicare la qualità e la quantità richiesta, del tipo “mezz’ora”, “un’ora”, “mezza birra” “una birra”, “birra grande”, “birra piccola”, “un fratello grande”, “un fratello piccolo”, “colore bianco”, “colore nero”).

Dopo le richieste, la consegna agli acquirenti avveniva personalmente, sempre in aree periferiche o rurali del paese dove i pusher nascondevano la droga – già suddivisa in dosi – all’interno di contenitori ‘di fortuna’ nascosti tra la vegetazione come nei muretti a secco o lo riponevano in pacchetti di sigarette apparentemente abbandonati in luoghi isolati.

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