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Inchiesta “Tornado”, sindaco di Scorrano e altre 35 persone rischiano il processo. I nomi

by Angelo Centonze
21 Maggio 2020 10:48
in Cronaca
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La Procura chiede il processo per il sindaco di Scorrano ed altre 35 persone nell’ambito dell’inchiesta “Tornado” sulle presunte infiltrazioni mafiose nel Comune del Basso Salento.

L’udienza preliminare si svolgerà il prossimo 10 giugno dinanzi al gup Edoardo D’Ambrosio, presso l’aula bunker di Borgo San Nicola.

In quella sede, il giudice dovrà pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio del procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi e del sostituto procuratore Maria Vallefuoco.

Rischiano di finire sotto processo: il “primo cittadino ” Guido Nicola Stefanelli, 56 anni di Scorrano; Giuseppe Amato, soprannominato “Padreterno”, 64 anni, di Scorrano; Francesco Amato, detto “Checco”, 29 anni, di Scorrano; Marco Cananiello, detto “Bravo”, 22 anni, di Maglie; Andrea Carrisi, 31 anni di Botrugno; Antonio De Cagna, detto “Chilla”, 48 anni, di Scorrano; Giovanni Umberto De Iaco, 23 anni di Scorrano; Simone De Luca, detto “Smith”, 43 anni, di Maglie; Andrea Amato De Luca, 22 anni, originario di Scorrano; Marco De Vitis, 44 anni, di Supersano; Francesca Ferrandi, 27 anni, originaria di Scorrano e residente a Madone (in provincia di Bergamo); Gloria Fracasso, detta “Bessy”, 48 anni, di Scorrano; Massimiliano Filippo, chiamato “Cuoco”, 43 anni, di Scorrano; Gianpiero Gallone, 29 anni, di Scorrano.

E poi, Giuseppe Grasso, 51 anni, di Lecce; Hamid Hakim, 30 anni, di origini marocchine, ma residente a Madone (in provincia di Bergamo); Salvatore Maraschio, detto “Totò”, 26, di Maglie; Andrea Marsella, 28 anni, di Maglie, detto “Bandera”; Donato Mega, detto “Duccio”, 38 anni, di Scorrano; Simone Natali, 31 anni, di Scorrano; Matteo Peluso, 28 anni, di Scorrano; Giorgio Piccinno, detto “Bambi”, 31 anni, di Scorrano; Sarah Piccinno, 37 anni di Scorrano; Luca Presicce, 27 anni, di Scorrano; Matteo Presicce, detto “Saulle”, 28 anni, di Scorrano; Giorgio Rausa, chiamato “Giorgino”, 25 anni, di Scorrano; Luigi Rausa, 46 anni, di Scorrano; Salvatore Rausa, detto “Pizzileo”, 32 anni, di Scorrano; Matteo Rizzo, detto “Penna” o “Pennetta”, 23 anni, di Scorrano; Luca Rosato, 25 anni, di Scorrano; Daniele Rosato, 23 anni, di Scorrano; Mirko Ruggeri, detto “Stromeberg”, 46 anni, di Scorrano; Federico Russo, 23 anni di Maglie; Franco Frisari Tamborino, 40 anni, di Maglie; Giovanni Verardi, detto “Briga”, 52 anni, di Scorrano; Matteo Zezza, 27 anni, di Scorrano.

Rispondono a vario titolo e in diversa misura di: “associazione di tipo mafioso”, “associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti”, “danneggiamento seguito da incendio”, “detenzione abusiva di armi e di materie esplodenti”, “detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti”, “estorsione”, “ricettazione”, “minaccia aggravata”, “porto abusivo di armi” e “sequestro di persona e violenza privata”.Nel frattempo è stata stralciata e sarà archiviata la posizione di Luigi Antonio Maraschio, 54 anni residente a Maglie.

L’inchiesta

L’accusa formulata dalla Procura nei confronti di Guido Stefanelli, sindaco di Scorrano, è quella di concorso esterno in associazione mafiosa e sarebbe consistita nel “promettere agli appartenenti al suddetto sodalizio criminoso l’aggiudicazione di appalti e servizi pubblici, e nello specifico la gestione del parco comunale “La Favorita” con annesso chiosco bar nonché la gestione dei parcheggi comunali”.

La contropartita per Stefanelli? “Il sostegno del clan nelle competizioni elettorali alle quali era interessato”.

Il candidato si sarebbe così avvalso della collaborazione di Massimiliano Filippo, dipendente della ditta Nuova Era, amministrata dal primo.

Le elezioni “incriminate” sarebbero le comunali del maggio 2017, all’esito delle quali, Stefanelli veniva eletto sindaco.

Stefanelli, durante le indagini venne anche ascoltato in Procura , assistito dagli avvocati Luigi Corvaglia e Alfonso Parente Stefanizzi. Il primo cittadino sostenne, dinanzi al pm Vallefuoco, di non aver mai fatto alcun favore al clan Amato e di non aver mai chiesto il voto.

Intanto, nei mesi scorsi, il Consiglio dei ministri su proposta del Ministero dell’Interno ha deliberato lo scioglimento del Consiglio comunale di Scorrano per infiltrazioni mafiose, accogliendo così la richiesta della commissione prefettizia.

E poi, le indagini “Tornado” hanno permesso di sgominare un vero e proprio clan emergente, con disponibilità di armi, che agiva con particolare violenza, che aveva il proprio core business nello spaccio di droga e da cui ricavava circa 500mila euro l’anno.

Alla guida del sodalizio Giuseppe Amato, detto “padre eterno”. Al suo fianco il figlio Francesco.

La banda agiva attraverso atti intimidatori e spedizioni punitive. Come nel caso dell’omicidio del giovane Mattia Capocelli lo scorso 25 aprile.

E lo stesso sindaco di Scorrano sarebbe stato destinatario, insieme a un assessore, di minacce per il ritardo nel disbrigo di alcune pratiche.

Il nome dell’operazione, “Tornado”, deriva dalla denominazione di un petardo e tra gli indagati vi è anche Donato Mega, l’amministratore di una ditta di fuochi di artificio che non solo forniva il materiale per realizzare gli ordigni destinati alle intimidazioni, ma anche le specifiche tecniche per aumentarne il potenziale.

L’indagine è stata condotta dai militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Maglie dal settembre 2017 e ha consentito di individuare le condotte delinquenziali di un agguerrito gruppo criminale “emergente” di tipo mafioso egemone in numerosi comuni dell’area magliese.

Il collegio difensivo

Gli imputati sono assistiti, tra gli altri, dagli avvocati: Luigi Corvaglia, Francesco Vergine, Dimitry Conte, Mario Blandolino, Vincenzo Blandolino; Giovanni Montagna, Silvio Caroli, Anna Grazia Maraschio, Pantaleo Cannoletta, Rocco Petracca, Marzia Francesca Libetta, Veronica Merico, Maurizio Rizzo, Roberta Cofano, Gaetano Stea, Salvatore Giannaccari, Giuseppe Presicce, Gabriele Presicce, Antonio Costantino Mariano, Maurizio Forte.

Tags: operazione-tornado
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