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Organizzare la speranza. Nelle parole di don Tonino il futuro del Salento

by Tiziana Protopapa
3 Settembre 2018 9:56
in Attualità
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intervista al professore Francesco Lenoci

Con il suo sguardo da esperto economista e da attento conoscitore del tessuto culturale pugliese, il professore Lenoci ha viaggiato durante l’estate attraversando il Salento, in lungo e in largo, per assistere ad eventi, feste e festival. La fotografia che scatta per Leccenews24.it è dettagliata e il racconto del professore oltre ad essere puntuale è anche indicativo e traccia la strada, l’unica possibile, affinché si possa concretizzare nel Salento un turismo di qualità. Parola d’ordine: cultura.

I segnali di crescita, sotto il profilo culturale, secondo il professore Lenoci, ci sono e vanno nella direzione giusta. Ma c’è anche tanto da fare e, aggiungiamo noi, bisogna fare in fretta.

Matrimoni combinati

Incontriamo il professore Lenoci e da subito l’argomento principale diventa un evento significativo che ha avuto come palcoscenico Otranto. Il 3 agosto, in una cornice incantata, è andato, infatti, in scena “Figaro su, Figaro giù…!”, con l’istrionico Elio, uno spettacolo che ha celebrato il matrimonio tra il Festival della Valle D’Itria, il Carnevale di Putignano e la Notte della Taranta.

Un matrimonio combinato, nato con i migliori auspici e che sta dando già buoni frutti.

Il regista Aliverta sta adesso portando “Figaro” in Giappone. Secondo il professore “creare nel nome di Rossini, nel suo 150° anniversario, un legame culturale tra Puglia e Giappone è un’operazione veramente bella”.

La bellezza resta

Francesco Lenoci attinge poi dall’esperienza fatta al Mercatino del Gusto, per parlare di una manifestazione unica e straordinaria, capace di esaltare le specificità eno-gastronomiche di questa terra con un plus culturale che parte dalla valorizzazione dei prodotti e delle produzioni locali. Parla quindi della Festa della Municeddha, una delle poche sagre autentiche e “festa giusta durante la quale si celebra la convivialità delle differenze nel nome del cibo, nel nome della tradizione, nel nome del territorio, secondo il messaggio di don Tonino Bello”.

E non ci solo feste, festival, eventi e mercatini di qualità a fare da spartitraffico tra le offerte culturali  e gli eccessi festaioli senza radici; nel suo viaggio attraverso il Salento, Francesco Lenoci ha scoperto la bellezza delle chiese rupestri, poco valorizzate e spesso dimenticate. Bellezze che vanno raccontate e custodite.

Perché come ama ripetere Francesco Lenoci, l’unica certezza è che “la bellezza resta!”.

La nostra intervista

Professore Lenoci, secondo Lei, manca un sistema che metta in rete la bellezza del Salento, fatta anche di quelle chiese rupestri che l’hanno conquistata? manca un vero banco di regia?

Sì, è così. Io stesso ho scoperto queste meraviglie da solo. Esistono tante piccole e belle realtà completamente scollegate tra di loro. Laddove queste cose vengono valorizzate opportunamente e messe in rete per poter dialogare, i risultati sono significativi e importanti.

Voglio anche fare un accenno ad una lacuna che trovo inspiegabile per un territorio come il Salento che ha un patrimonio storico e architettonico notevole fatto di tante chiese bellissime ed è la patria di un prossimo Santo, don Tonino Bello. Personalmente trovo che non si è fatto abbastanza per incentivare il turismo religioso, un turismo che muove una quantità incredibile di devoti e che potrebbe diventare una risorsa importante.

La regia effettivamente manca e non può che essere affidata all’azione comune di istituzioni e privati. Porto l’esempio di Martina Franca dove il Comune ha realizzato in collaborazione con un sacerdote, persona illuminata che ha riaperto il Villaggio di Sant’Agostino, diventato poi un centro culturale, un concerto che ha fatto risuonare nel Villaggio le note preziose della musica celeberrima e della musica contemporanea. Un evento che ha lasciato senza fiato e che ha conquistato immediatamente il pubblico presente.

Ecco, parlo di queste esperienze culturali che nascono da sapienti mix tra privato-pubblico e associazioni culturali del territorio che sono un esempio da seguire.

La cultura come elemento cardine su cui sviluppare e consolidare, dunque, l’industria turistica salentina?

Assolutamente sì. Io lo predico da sempre e sono convinto che solo imboccando questa direzione si potranno stabilizzare i flussi turistici.

Dopo il boom avviene sempre un selezione naturale. Oggi, ce lo conferma anche Lei, bisogna saper puntare su un’offerta di qualità perché chi sceglie di venire nel Salento chiede e si aspetta sempre di più. A tal proposito, qual è la sua esperienza salentina in tema di accoglienza e autenticità?

Durante il mio girovagare nel Salento quest’estate ho alloggiato in posti diversi, Masseria Pizzofalcone a Supersano, Hotel Sanlù a Serrano, Dimore storiche – Borgo Terra a Martano e Masseria del Sale a Manduria. In questi luoghi ho ritrovato l’eleganza della semplicità e ogni cosa sapeva parlare di Salento autentico. Dal cibo a km 0 agli arredi, dalle ceramiche all’ospitalità, assolutamente rispettosa dei ritmi e delle modulazioni lente del Salento.

Cosa occorre al Salento per consolidare il suo status di destinazione turistica?

Occorre forse investire di più nella cultura. Al momento, ciò che purtroppo manca realmente sono i mecenati. E cioè gli imprenditori. Ad essi va affidato il compito di essere volano di sviluppo per far decollare e dare stabilità all’industria turistica. C’è veramente tanto da fare e se anche in questi anni gli imprenditori pugliesi e salentini stanno soffrendo per una crisi economica che li costringe a guardare solo il fine-mese, sarà la cultura la vera carta vincente su cui puntare. Un meccanismo vincente che abbiamo inventato noi e che abbiamo esportato in tutto il mondo con il Rinascimento.

Certo, da economista dico che le imprese devono tornare a vivere e a vivere bene perché bisogna aumentare i fatturati e incrementare il cash-flow per riprendere ad investire. Tutto questo consentirà di diventare imprenditori illuminati, protagonisti fondamentali della società sia creando occupazione sia  facendo i mecenati. Un esempio per tutti, occorre creare tante Case degli Artisti, come si accinge a fare Milano.

Ancora una volta, per chiudere le sue riflessioni con un pensiero positivo, Francesco Lenoci si affida a don Tonino Bello che esortava tutti dicendo che  “bisogna organizzare al speranza”.

“Questo messaggio – aggiunge il professore –  è di un’attualità sconvolgente e la dice lunga sulla responsabilità che ognuno di noi ha rispetto al futuro e rispetto a questo territorio”.

Tags: intervistaturismo-di-qualita
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