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Benzina, prezzi pazzi. Accise, mercato e speculazione causa del salasso dei consumatori

by Redazione
19 Agosto 2023 14:01
in Cronaca
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Quando nel Salento ci si si reca alla pompa di benzina per fare rifornimento di carburante è bene andare con spirito di rassegnazione. Il salasso è a portata di colonnina, anzi di portafogli.

In Puglia i prezzi più alti d’Italia

Lo confermano i dati del Ministero delle Imprese e del Made Italy che assicurano sul fatto che nella Provincia Autonoma di Bolzano e in Puglia ci siano i prezzi più alti d’Italia, anche se l’incidenza di quei rincari è ben diversa come dimostra il diverso reddito pro capite. Stare sempre in coda in ogni classifica e in ogni rilevazione per vedersi poi al primo posto in quelle graduatorie dalle quali si vorrebbe scomparire non è il massimo.

I controlli della Guardia di Finanza per scongiurare infide speculazioni non mancano, anche in provincia di Lecce, ma evidentemente non bastano

I prezzi di oggi

Il prezzo del diesel self service nella giornata di oggi, in quei distributori che abbiamo rilevato, va da 1,80 a 1,89 euro al litro. Il prezzo della benzina verde self passa da 1,95 a 2,00 euro. Se si sceglie di farsi aiutare dal benzinaio per il rifornimento e si passa alla modalità ‘servito‘ registriamo prezzi fino a 2,35 per la benzina verde e 2,25 euro per il diesel.

Il gpl, per chi nella scelta dell’auto si è trincerato dietro al gas, va dagli 0,63 agli 0,67 centesimi di euro.

Insomma, una stangata che giorno dopo giorno non trova una sosta, anzi. A nulla sembra essere servito l’obbligo ministeriale di esporre il prezzo medio del carburante. Il Ministro del Mimi Alfredo Urso, chiamato in causa, prova a fotografare la situazione dando la colpa alle accise troppo alte, dal momento che il prezzo industriale della benzina, al netto delle tasse di Stato, sarebbe inferiore a quello di Francia, Spagna e Germania.

Le accise

Già, le tanto conosciute e vituperate accise che gli Italiani conoscono da decenni.

Cosa sono le accise? Si tratta di 19 tasse ideate da vari governi della Repubblica Italiana, in genere per finanziare dei momenti di “crisi” dello Stato: terremoti, alluvioni e guerre. Si tratta di tasse nate come ‘momentanee’ e poi trasformatesi in ‘perenni’. Rispetto alle altre imposte garantiscono un fondamentale vantaggio per l’Erario poiché danno un gettito immediato, sicuro e costante.

Bene, queste accise sulla benzina rappresentano dal 35% al 38% del costo totale alla pompa a cui si deve aggiungere l’Iva per arrivare a superare così il 50% di quanto sborsiamo per ogni litro di benzina o diesel che mettiamo nel serbatoio.

Il costo della filiera di produzione della benzina

A tutto ciò si deve aggiungere il lungo processo produttivo che contraddistingue la produzione di carburante. Raffinazione, stoccaggio e trasporto incidono molto, moltissimo sul prezzo finale. Così che se anche il prezzo della materia prima, del cosiddetto greggio, dovesse scendere…non necessariamente si arriverebbe ad un abbassamento automatico del prezzo finale poiché la materia prima incide certo, ma non in maniera unica. È tutta la filiera, tutta la trafila che detta le sue regole.

Il brent oggi costa 83,07 dollari al barile

Ma nel clima da ‘tempesta perfetta’ che viviamo, va detto che anche il brent, il costo del petrolio che prendiamo a riferimento come materia prima, è schizzato in questi giorni alla considerevole cifra di 83,07 dollari al barile. Se si aggiunge il calo delle scorte statunitensi e la chiusura di grandi raffinerie in Europa, Asia e America…la frittata è fatta. E a pagarne le spese è sempre il solito, bistrattato consumatore.

E quasi quasi diventa un modo per difendersi, forse l’unico, lasciarsi andare alla filosofia di quel vecchietto che intervistato sui continui aumenti della benzina era solito dire: ‘ E a me che me frega? Tanto io sempre 10 euro metto…’!

Tags: aumento-carburante
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