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15 minuti di tortura, 30 minuti di ‘caccia al tesoro’, 30 di pulizia. La confessione del killer di Eleonora e Daniele

by Marianna Merola
2 Ottobre 2020 9:48
in Cronaca
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«Sono colpevole e ammetto di aver ucciso Daniele De Santis e Eleonora Manta». Sono state queste le prime parole di Giovanni Antonio De Marco nel primo interrogatorio dopo il fermo. Le lancette dell’orologio avevano da poco segnato le 21.40 del 28 settembre quando trapela l’indiscrezione che il killer di via Montello era stato preso. Mentre i giornalisti venivano convocati in via Lupiae,  dove avrebbe parlato il Procuratore della Repubblica Leonardo Leone De Castris, il 21enne studente di scienze infermieristiche confessava, alla presenza del difensore d’ufficio.

«Sono entrato in casa con le chiavi. Ne avevo una copia che avevo fatto prima di lasciare l’abitazione presa in affitto da novembre fino al lockdown. Poi sono ritornato nell’abitazione a luglio rimanendo fino alla metà di agosto 2020. Durante la permanenza nell’abitazione mi aveva dato fastidio qualcosa. Ho provato e accumulato tanta rabbia che poi è esplosa. Non sono mai stato trattato male. La mia rabbia, forse, era dovuta all’ invidia che provavo per la loro relazione …Non avendo molti amici e per il fatto che trascorro molto tempo in casa da solo mi sono sentito molto triste. Altre volte ho sofferto di momenti di rabbia…» ha dichiarato prima di raccontare come aveva tolto la vita all’arbitro e alla fidanzata, in quella «caccia al tesoro» scritta su uno dei cinque biglietti trovati sul luogo del delitto (leggi il contenuto).

Aveva pianificato tutto lo studente dalla faccia pulita e di poche parole, persino il tempo da dedicare alle torture: 15 minuti per tormentare la coppia, per infierire come poi ha fatto con il coltello da caccia acquistato in un negozio e gettato via nella spazzatura.

Le fasi dell’omicidio

Come mai Eleonora e Daniele non siano riusciti in due a fermarlo è uno dei punti oscuri di questo orrore pianificato. Forse sono stati colti di sorpresa mentre stavano cenavado nel loro nido d’amore, dove avevano deciso di vivere insieme. Soli, dopo il via vai di studenti. Forse l’amore che provavano li ha uniti anche nella morte. Nessuno dei due ha pensato a se stesso, a scappare da quella furia. Supposizioni.

«Sono andato a trovare Daniele ed Eleonora convinto di trovare entrambi. Quando sono entrato in casa i due erano seduti in cucina.. Ho incontrato Daniele nel corridoio il quale si è spaventato perché avevo il passamontagna. Dopo aver avuto una colluttazione con lui li ho uccisi. Quando ho colpito lui ha cercato di aprire la porta per scappare. Ho ucciso prima lei e poi ho colpito nuovamente Daniele. Dopo aver lottato con loro sono andato via senza scappare perché non avevo fiato…» ha dichiarato.

«Il passamontagna mi è stato sfilato da Daniele il quale poi mi ha riconosciuto. Ho sentito gridare “Andrea”. Loro non hanno mai pronunciato il mio nome. Indossavo dei guanti che poi si sono strappati perdendone forse uno solo o un frammento» ha continuato.

Gli errori commessi

Il piano diabolico non è andato come lo aveva pianificato, come lo aveva premeditato (aggravante che gli è stata contestata insieme alla crudeltà). Nei foglietti di carta staccati da un blocnotes non aveva scritto una parola importante: «imprevisti». Ha deciso che Eleonora e Daniele dovevano morire, ha disegnato nella sua mente la sequenza dell’orrore, ha calcolato i dettagli, i tempi, ma fortunatamente non ha fatto bene i suoi conti. Fortunatamente, perché sono stati gli errori ad incastrarlo.

Non ha fatto i conti con i testimoni che lo hanno visto accoltellare i malcapitati o allontanarsi dal luogo del delitto. Non ha previsto le urla di Eleonora e Daniele che lo hanno implorato di fermarsi. Non ha pensato che si sarebbero difesi con tutte le loro forze strappandogli il passamontagna ricavato da una calza di nylon e la mascherina che gli sarebbe servita a passare inosservato (ecco perché una telecamera lo ha ripreso a volto scoperto).

«La violenta reazione delle vittime ha reso impossibile il perfezionamento del meticoloso programma di cancellazione delle tracce del reato attraverso detergenti e teli di copertura, descritto nei biglietti rinvenuti sulla scena del crimine» si legge nell’ordinanza con cui il Gip ha convalidato il fermo e il carcere.  Mezz’ora. Tanto avrebbe dovuto dedicare alla pulizia e alla scritta sul muro, probabilmente con il sangue delle vittime visto che non aveva alcuna bomboletta spray con sé né ne ha mai parlato.

Il ritorno a casa dopo il delitto

«Dopo aver compiuto il gesto sono tornato a casa mia, in via Fleming. Ho dormito fino alla mattina successiva. Mi sono disfatto dei vestiti gettandoli in un bidone del secco di un condominio poco distante dall’abitazione. La fodera faceva parte del coltello che ho comprato … Insieme ai vestiti c’erano le chiavi e il coltello acquistato in contanti. La candeggina l’ho acquistata in un negozio, quella sera portavo anche uno zainetto di colore grigio con dentro la candeggina, delle fascette ed il coltello nonché della soda».

Tags: omicidio-lecce
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