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Processo “Vele” su traffico di droga. Condanna a 9 anni per il “pastore dei sequestri” Antonio Balloi

by Angelo Centonze
13 Novembre 2020 19:54
in Cronaca
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Tribunale

Tribunale

Arriva la condanna a 9 anni per Antonio Balloi, volto noto alle cronache giudiziarie come il “pastore dei sequestri” e imputato nel processo-stralcio sull’operazione investigativa antidroga “Le Vele“.

La sentenza è stata emessa in giornata dal giudice monocratico Francesca Mariano.

Il 73enne di origini sarde, ma residente da svariati anni a Surbo, è stato anche condannato al pagamento di una multa di 30mila euro.

Durante la discussione in aula, il procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi ha invocato la condanna a 9 anni. Antonio Balloi è assititito dagli avvocati Maria Cristina Brindisino e Francesca Conte, che una volta depositate le motivazioni della sentenza presenteranno ricorso in Appello.

Ricordiamo che la sua posizione venne stralciata nei mesi scorsi per un difetto di notifica ed il 73enne è poi finito sul banco degli imputati nel processo con rito ordinario.

Invece, in una scorsa udienza, è stato ascoltato in aula per circa un’ora, il collaboratore di giustizia Angelo Corrado, attualmente sottoposto ad un programma di protezione, che con le sue dichiarazioni ha dato il via all’inchiesta penale.

Il 40enne di Frigole, collegato in videoconferenza da una località segreta, si è sottoposto per circa un’ora e mezza, all’esame ed al controesame. Corrado, assistito dall’avvocato Sergio Luceri, ha confermato di avere avuto dei rapporti con Balloi. Ed ha riferito di una serie di incontri avvenuti per raggiungere accordi nella compravendita della droga. Sottolineando, che in virtù della sua caratura criminale, il “pastore sardo”, trapiantato da molti anni nel Salento, poteva trattare con tutti i clan.

Ricordiamo che, il gruppo criminale smantellato con l’operazione “Vele”, approfittando del fatto che i rispettivi capi della Sacra Corona Unita fossero rinchiusi in cella, aveva raggiunto una certa autonomia, grazie anche all’organizzazione interna e ai rapporti con personaggi finiti spesso agli onori della cronaca locale come Saulle Politi e lo stesso Antonio Balloi. I due, in più occasioni, non hanno esitato a fare da intermediari alla vendita di ingenti quantitativi di cocaina e marijuana. Secondo l’accusa, i fatti risalgono al mese di novembre del 2015, tra Lecce, Surbo, Monteroni, Leauile e San Pietro in Lama. Balloi in concorso con Corrado ed altri imputati, risponde di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.

Nei mesi scorsi si è concluso con 18 condanne (per oltre 100 di carcere) e ben 22 assoluzioni, il maxi-processo “Vele”, al termine del rito abbreviato dinanzi al gup Sergio Tosi. Corrado, considerato un “capo maglia”, venne condannato alla pena di 7 anni con l’attenuante speciale della collaborazione.

Ed è in corso, il processo di Appello. Intanto, il sostituto procuratore generale ha chiesto la conferma della condanna per tutti gli imputati.

Gli imputati sono accusati, a vario titolo ed in diversa misura, di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti; detenzione e spaccio di droga.

Ricordiamo che nel gennaio del 2019, venne eseguito il blitz “Vele”, relativo ad un gruppo mafioso della zona 167 di Lecce che controllava il traffico e lo spaccio di droga in città, culminato con 23 arresti. Antonio Balloi venne arrestato ristretto ai domiciliari.

In passato, il pastore 73enne di origini sarde, ma residente da svariati anni a Surbo, fu coinvolto nel rapimento di Esteranne Ricca, avvenuto nel 1987. Una ragazza toscana venne tenuta prigioniera in un nascondiglio all’interno di una masseria nelle campagne di Surbo. Il rilascio avvenne dopo il pagamento di un riscatto di 2 milioni e mezzo di lire. Antonio Balloi, tre anni dopo, partecipò al rapimento di Marzio Perrini, industriale di Fasano rapito dall’Anonima sequestri il 28 dicembre 1988 e poi rilasciato. Antonio Balloi fu condannato per entrambi i sequestri.

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