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‘Profonda vergogna per quanto accaduto’: ecco la difesa degli aggressori del portatore di handicap

by Angelo Centonze
23 Agosto 2017 15:19
in Cronaca
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Ammettono di avere partecipato alla vile aggressione ai danni del portatore di handicap, rispondendo a tutte le domande del giudice, ma nello stesso tempo, mostrando pentimento e vergogna. I due 21enni di Campi Salentina hanno ricostruito quel "tragico crescendo" di presunte provocazioni, insulti e minacce che culminò con il grave episodio di violenza, avvenuto nel novembre del 2014, filmato con un telefonino.

Questa mattina dinanzi al gip Carlo Cazzella, si è tenuto l'interrogatorio di garanzia di Riccardo Cassone ed Edoardo Tauro, difesi dagli avvocati Massimo Bellini e Giovanni Gabellone. Il primo che ha anzitutto ammesso che la catena usata per legare il ragazzino era sua, ha dichiarato di avere agito spinto da un desiderio di emulare i "compagni", di lui più grandi; inoltre egli non era a conoscenza che, uno di loro avrebbe filmato con un telefonino le varie angherie perpetrate ai danni dell'inerme 13enne. Tauro ha confermato la dinamica degli episodi di violenza, sulla falsariga di quanto dichiarato da Cassone, affermando anche che il ragazzino sarebbe stato in qualche maniera consenziente su certi episodi. Adesso probabilmente verrà richiesto un incidente probatorio per attestare con maggiore precisione, le eventuali responsabilità degli indagati.Entrambi erano finiti agli arresti domiciliari per la violenta aggressione ai danni di un 13enne del paese, affetto da handicap.

Le accuse sono pesantissime: sequestro di persona, violenza privata e persecuzione di un minorenne affetto da un handicap mentale. L'episodio è stato "immortalato" da un video divenuto virale su Whatsapp tra i giovani di Campi Salentina, registrato con il cellulare da un altro ragazzo. Nel filmato, infatti, si vede chiaramente come quattro ragazzi Cassone, Tauro, A.G.( un minorenne già identificato e denunciato a piede libero) ed un altro ancora, abbiano condotto il 13enne all’uscita di scuola, verso la Chiesa di Santa Maria delle Grazie. Qui lo hanno legato con catena e lucchetto, continuando a prenderlo in giro e invitando, se ci fosse riuscito, a liberarsi. Una persecuzione durata oltre un’ora, durante la quale i tre bulli si sono persino allontanati, per poi tornare dal ragazzino e proseguire la loro violenza. Gli hanno persino urinato sulle gambe e una volta liberatolo, gli hanno intimato di non parlarne con nessuno.

Il ragazzino, evidentemente traumatizzato dall'accaduto, non ha denunciato il fattaccio ma i tre "bulli" sono stati " traditi" proprio da quel video. Il filmato, infatti, è arrivato tra le mani di una compagna di classe del 13enne, la quale ha provveduto a parlarne con la madre e poi con il Dirigente Scolastico dell’istituto che frequentavano. Da qui è partito un esposto con le conseguenti indagini che hanno portato a rintracciare gli autori. A collaborare in maniera definitiva è stato lo stesso 13enne, il quale, dopo aver superato il suo stato d’animo che lo avevo persino portato ad assentarsi per giorni da scuola, ha deciso di indicare i nomi dei suoi aggressori. Assistita dall’avvocato Cosimo Casaluci, la madre prende allora coraggio e denuncia l’episodio di bullismo subito dal figlio.A questo punto sono scattate le ordinanze di custodia cautelare emesse  dalla Procura della Repubblica. 

Tags: aggressioni
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