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San Sebastiano, il patrono della Polizia Locale che aiutava di nascosto i cristiani perseguitati

by Redazione
20 Gennaio 2022 15:38
in Attualità
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San Sebastiano, il patrono della Polizia Locale, era una “guardia del corpo” – come si direbbe oggi – di Diocleziano. L’imperatore, legato all’ufficiale da un sentimento di stima e di amicizia tanto da contendersi la sua presenza con Massimiano, si sentì tradito quando scoprì che il suo fidato ufficiale era cristiano. Lui che covava un odio profondo per i fedeli, scrisse la condanna a morte del Cavaliere.

Sebastiano fu legato al tronco di un albero e trafitto da alcuni commilitoni. I soldati, credendolo morto, abbandonarono il suo corpo sul colle Palatino, come cibo per le bestie. Fu Sant’Irene a recuperare il suo corpo, per dargli una degna sepoltura, ma il soldato era ancora vivo. Era sopravvissuto alle torture. Una volta guarito, grazie alla devozione pia di Sant’Irene, so rifiutò di lasciare Roma come consigliato da alcuni cristiani che lo avevano invitato ad abbandonare la città, ma San Sebastiano raggiunse Diocleziano, pur sapendo che lo voleva morto, per affrontarlo. Una volta al cospetto dell’imperatore e di Massimiano, li rimproverò per le persecuzioni contro i cristiani.

Sorpreso alla vista del suo soldato ancora vivo, Diocleziano diede freddamente ordine che Sebastiano fosse flagellato a morte, castigo che fu eseguito nell’ippodromo del Palatino per poi gettarne il corpo nella Cloaca Maxima. Fu ucciso a bastonate: una delle forme più umilianti di pena capitale usata solo per gli schiavi. Il suo corpo fu raccolto ancora una volta da una matrona romana, Lucina, a cui San Sevastiano era apparso in sogno. La donna lo seppellì nelle catacombe sulla via Appia. Nel luogo dove fu martoriato, fu costruita una Chiesa a lui dedicata.

Dalla Depositio Martyrum, nel Cronografo del 354, un almanacco che conteneva, fra l’altro, liste di santi con le date del loro martirio, conosciamo il giorno della sua morte: il 20 gennaio forse del 288 o più probabilmente del 303 o 304.

La storia di Marco e Marcellino

Una leggenda – narrata anche da Jacopo da Varagine – racconta che, una volta, Sebastiano si è trovato accanto a due prigionieri, i gemelli Marco e Marcellino, condannati a morte perché cristiani. I genitori disperati avevano supplicato i figli, chiedendo loro di salvarsi e stavano per cedere, quando il soldato apparve circondato da sette luminosissimi angeli per invitarli a non tradire il loro credo.

Allora Zoe, la moglie del funzionario nella cui casa i due giovani erano tenuti prigionieri, invocò il perdono a gesti, perché muta da sei anni. Sebastiano gridò: “Se io sono il servo di Cristo, e se sono vere le parole che ha detto Colui che aprì la bocca di Zaccaria, si apra la bocca di questa donna”. E la donna parlò. Nicostrato, ascoltate le parole della moglie, liberò i due imprigionati. Ma Marco e Marcellino si rifiutarono di andarsene. Scelsero tutti di morire per aver abbracciato la religione: Marco e Marcelliano finirono trafitti da lance, il padre Tranquillino fu lapidato, Zoe sospesa per i capelli a un albero e arrostita.

Non furono i soli che Sebastiano aiutò nel cammino della fede. Scoperto mentre dava sepoltura ai Quattro Coronati (i Santi Claudio, Nicostrato, Castoro e Simproniano), finì davanti a Diocleziano che, adirato, lo rimproverò di avere tradito la sua fiducia e lo condannò a morte.

L’attività militare “cittadina” di San Sebastiano svolta al pari con quella cristiana a favore dei sofferenti ha fatto sì che venisse scelto come patrono della Polizia Municipale.

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