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A Lequile si torna in classe dopo il 14 gennaio, c’è l’ordinanza del Sindaco. Il no di Cobas Scuola

by Redazione
10 Gennaio 2022 15:43
in Cronaca
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Fa discutere l’ordinanza del sindaco di Lequile Vincenzo Carlà che ha disposto la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado nella cittadina alle porte di Lecce dal 10 al 14 gennaio. Le strutture scolastiche erano state chiuse essendoci state le festività natalizie, ma il primo cittadino, preoccupato dalla crescita dei contagi sul suo territorio (ricordiamo che il sindaco è la più alta autorità sanitaria di ogni città) ha ordinato la chiusura dei plessi adducendo come motivazione l’eccezionale ed urgente necessità di sanificazione igienico sanitaria di quei plessi.

La decisione non è piaciuta al sindacato Cobas Scuola di Lecce che, in una nota, esprime la sua forte contrarietà alla decisione sia da un punto di vista formale che sostanziale. Già, perché sembra essere un po’ tornati indietro nel tempo quando le decisioni in capo al Governo centrale vengono depotenziate a livello periferico da governatori e sindaci.

“È chiara la volontà del Governo – scrive Giuseppe Mancarella di Cobas Scuola – di garantire la scuola in presenza e in sicurezza per rispettare il diritto allo studio come previsto dall’art.34 della Costituzione repubblicana. Si chiede pertanto alle Istituzioni competenti di vagliare la legittimità dell’ordinanza n.2 del 07/01/2022 del Sindaco di Lequile”.

Le rimostranze del sindacato sono articolate: “Cobas Scuola ribadisce al Sindaco di Lequile che attualmente la Regione Puglia e nello specifico il Comune di Lequile non sono in zona rossa o arancione e non rientra tra le prerogative di un Sindaco o Presidente di Regione chiudere le scuole e pertanto si chiede l’immediata revoca dell’ordinanza. Si segnala, inoltre, che essendo le scuole chiuse non si può nemmeno affermare che vi siano dei contagi in classe in quanto si esce da un periodo di festività natalizie iniziate in anticipo per le scuole lequilesi con la didattica a distanza dal 22 dicembre 2021. Non essendo stati rilevati ufficialmente dall’Asl di Lecce dei contagi tra gli studenti frequentanti la scuola perché ormai chiusa dal 22 dicembre 2021 attualmente non vi è la possibilità di contagio e quindi non si può appellare nemmeno al singolo contagio in classe per imporre la Dad come previsto dalla legge”.

I danni della Dad sono sembrati evidenti a tutti, purtroppo. Perché se è vero che la didattica a distanza in giorni difficili come quelli vissuti nel 2020 ha garantito la conservazione, seppure menomata, della comunità scolastica è altrettanto evidente che non ha potuto trasferire agli alunni un patrimonio di conoscenze adeguato ai loro bisogni. Non c’è bisogno dei test invalsi e dei loro risultati per capire cosa ha prodotto dal punto di vista delle competenze dei nostri ragazzi. Il ricorso, insomma, dovrebbe essere per davvero una extrema ratio.

“La Dad è divisiva – scrive il Cobas Scuola – in quanto alcune famiglie possono utilizzare una connessione veloce ed altre sono costrette ad utilizzare i telefonini con connessione che spesso lascia a desiderare ed altre ancora che non dispongono di nessun tipo di connessione. Il cosiddetto ‘divario digitale’ non può condizionare l’istruzione dei futuri cittadini. Si fa presente inoltre che gli studenti con problemi di salute seguiti dall’Integrazione scolastica per questa decisione del Sindaco di Lequile rimarranno a casa senza supporto scolastico mentre i relativi Educatori ed O.S.S. essendo dipendenti da cooperative rimangono senza stipendio. Le famiglie con genitori lavoratori per avere in figli in didattica a distanza non possono lavorare e devono chiedere ferie o aspettativa (retribuita e non) visto che lo smart working è limitato e non è previsto per alcune tipologie di lavoratori che sono obbligati alla presenza sul luogo di lavoro”.

Il dubbio come si diceva sorge spontaneo. La sanificazione delle scuole è il reale motivo della chiusura dei plessi? O ci sono dati sui contagi che le famiglie non conoscono? Nel primo caso – affermano dal sindacato – ci si chiede perché la sanificazione non sia stata fatta a partire dal 22 dicembre (data di chiusura delle scuole), nel secondo sarebbe opportuno comunicare i dati a disposizione del primo cittadino.

Il segnale dato dal Governo alle famiglie di voler tenere aperte le scuole, malgrado tutti i problemi organizzativi che si sono rovesciati sul sistema scolastico (presidi, insegnanti e collaboratori scolastici ne sanno qualcosa) doveva essere molto forte. Sarebbe grave smontarlo pezzo dopo pezzo.

Tags: coronavirus
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