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Presunto sfruttamento della prostituzione. Dopo il blitz, scattano 22 arresti

by A.C.
13 Marzo 2024 11:22
in Cronaca
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Ci sono stati ben 22 arresti dopo il blitz della Polizia, a ridosso del centro di Lecce. Un’operazione che ha permesso di sgominare una presunta associazione specializzata nello sfruttamento della prostituzione e nella riduzione in schiavitù di donne bulgare.

L’ordinanza a firma del gip Antonio Gatto su richiesta delle pm Giovanna Cannarile della Dda e delle colleghe Erika Masetti e Rosaria Petrolo della Procura ordinaria, è stata eseguita dagli agenti della Questura di Lecce. Come detto, il giudice ha disposto la misura cautelare in carcere per 21 persone e i domiciliari per un altro soggetto (ci sono complessivamente 30 quasi tutti di origini bulgare).

Disposto il carcere per: Yanchev Anto Antov, 53 anni, detto “zio”; il figlio, Yanchev Yanek Antov, 30enne, e la nuora Mitkova Milena Yancheva, 28 anni; Todorov Stefcho Avramov, detto Stefan, 60; Panayotova Tsvetana Ristova, 50; Boyanov Kiril Kirchev, 49; Milenov Plamen Petrov, 21; Milenov Stefan Petrov, 24; Mitkova Trifonka Trifonova, 32; Danchov Ivan Tsekov, 36; Mariyanov Marchelo Chakarov, 30; Kiril Aleksandrov, 46 anni; Linchko Samuilov, 24; Fidanova Kirilka Ivanova, 35; Aleksander Borisov, 39; Danailov Ivan Georgiev, 34; Andrianov Galin Iliev, 35; Rosistsova Petya Naydenova, 30; Kamenov Pepi Milchev, 31; Zahariev Ventsislav Naydenov, 29 anni (tutti di origini bulgare); Gennaro Hajdari, 40enne, di Palermo ma residente nel campo Panareo a Lecce.

Arresti domiciliari, invece, per Luigi Ferrari, 51enne, residente a Porto Cesareo.

I destinatari delle misure sono indagati, tra l’altro, per i reati di associazione per delinquere, di riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù, tratta di persone, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, alterazione di stato, estorsione, sequestro di persona, lesioni personali, minaccia e calunnia, con l’aggravante della transnazionalità.

I fatti finiti sotto la lente della Procura si sarebbero verificati a partire dal mese di maggio del 2021 tra Lecce e la Bulgaria. Il centro operativo dell’associazione si sarebbe trovato in una via a ridosso del centro. Gli episodi contestati si sarebbero verificati anche a Surbo, Trepuzzi e Sannicola.

Dalle indagini sarebbero emersi una serie di retroscena raccapriccianti, immortalati da riprese video. Come nel caso di una bambina di quattro anni costretta a servire un piattino con la cocaina. Attorno al tavolo sono seduti due uomini e alcune donne. Una di esse viene picchiata e poi costretta a compiere atti sessuali.

Le indagini hanno consentito di delineare i ruoli di ogni membro dell’associazione criminale: è stato accertato come alcuni si occupassero prevalentemente di reperire le giovani donne, altri dei viaggi e dei vari degli spostamenti, altri della logistica, altri ancora del controllo delle ragazze sulle postazioni e delle piazze.
Secondo l’ipotesi accusatoria, la fiorente attività era agevolata anche da alcuni cittadini italiani che, approfittando di una maggior libertà di movimento sul territorio, favorivano lo sfruttamento della prostituzione, preoccupandosi o di accompagnare le donne sulla “postazione di lavoro”, provvedevano anche ai loro piccoli bisogni, senza essere retribuiti bensì “accontentandosi”, magari, di un rapporto sessuale gratuito.

Le complesse indagini si sono avvalse dei servizi di osservazione sulla statale Gallipoli-Lecce (all’altezza del comune di Sannicola). Non solo, anche di una serie di intercettazioni ambientali e telefoniche e di alcuni video.

Secondo la tesi accusatoria, confluita nelle 900 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare, un soggetto bulgaro (non identificato) avrebbe reclutato giovani connazionali promettendo loro un posto di lavoro in Italia. Il procacciatore le avrebbe vendute per pochi soldi, all’associazione a delinquere.

Una volta giunte a Lecce, le donne sarebbero state costrette a prostituirsi per strada in qualsiasi condizione climatica. Non solo, anche all’interno dell’appartamento a ridosso del centro. Ed in caso di rifiuto, secondo l’accusa, venivano sottoposte a minacce verbali ed a percosse con pugni, schiaffi e colpi di mazza da baseball. Infine, secondo gli inquirenti, gli incassi sarebbero stati poi trasferiti in Bulgaria per essere infine riciclati.

Invece i clienti venivano procacciati attraverso annunci sul web.

Come afferma il gip Gatto nell’ordinanza: “Si tratta di soggetti facenti parte di un’associazione tuttora operativa, che quotidianamente continua a sfruttare sessualmente svariate ragazze bulgare appositamente condotte in Italia con l’inganno dal loro Paese di origine, che vengono private dei loro documenti di identità, sottoposte a violenze, minacce ed abusi di ogni tipo, cui vengono sottratti con la forza tutti i proventi dell’attività di meretricio”.

Nella giornata di domani, si terranno gli interrogatori di garanzia degli arrestati, davanti al gip Alcide Maritati. Attraverso i propri legali, gli indagati potranno fornire la propria versione dei fatti o avvalersi della facoltà di non rispondere.

Sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati Luigi Corvaglia, Benedetto Scippa e Raffaele Benfatto.

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