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Rebus sull’utilizzo delle intercettazioni su Marti, al vaglio della Camera altre otto conversazioni

by Angelo Centonze
20 Febbraio 2019 15:52
in Cronaca
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“Una chiave di lettura utile al fine di rendere maggiormente intellegibili gli elementi di prova”. È il passaggio, a firma del gip Giovanni Gallo, con cui viene chiesta alla Camera, l’autorizzazione all’utilizzazione di altre intercettazioni che vedono coinvolto il senatore Roberto Marti, nell’ambito dell’inchiesta sull’affaire “case popolari”.

Infatti, nell’istanza a firma dei pm Roberta Licci e Massimiliano Carducci, emergono ulteriori otto conversazioni (non confluite nell’ordinanza di misura cautelare dello stesso gip), per le quali viene chiesta la suddetta autorizzazione. Il giudice, a tal proposito afferma che “pur non riguardando i fatti oggetto dell’addebito… assumono il carattere della necessità processuale.. in quanto descrivono i rapporti intercorrenti tra il sen. Marti e gli altri coindagati (in particolare Monosi e Pasqualini )”.

Si tratta di conversazioni che a detta della Procura “costituiscono la cartina di tornasole nell’ analisi dei rapporti tra Marti e Monosi – che non a caso è colui che in via principale si attiva,  su sollecitazione di Marti – per risolvere e definire la questione dell’assegnazione dell’immobile confiscato alla mafia ad Antonio Briganti”. E poi continua il pm “si tratta di conversazioni che danno conto della capacità di condizionamento del Marti, rispetto a Monosi, con conseguente evidente riflesso sulla valutazione del ruolo di Marti quale determinatore della complessiva vicenda inerente il delitto oggetto di contestazione”.

A proposito dei rapporti tra Marti e Monosi appare emblematico lo sfogo di quest’ultimo: “sulla questione della casa mi stanno massacrando… per questo mio delicato delicato ruolo che il partito mi ha affidato”.

Dunque, il gip ritiene non solo che tutte le intercettazioni “proposte” dalla Procura debbano considerarsi casuali o fortuite, ma che possano avere una valenza di carattere probatorio in vista di un eventuale processo.

Le accuse a Marti

Sotto la lente d’ingrandimento della Procura era finita la vicenda del pagamento dell’alloggio presso un B&B e poi l’assegnazione di un immobile confiscato alla mafia. Destinatario di questo “trattamento di favore” il fratello di un boss.

Secondo l’accusa, Rosario Greco (alias Andrea), dipendente di Alba Service e “collettore di voti” per diverse campagne elettorali, su incarico di Damiano D’Autilia e di un Deputato della Repubblica (riferibile al senatore leghista Roberto Marti) avrebbe gestito, dal punto di vista economico, l’emergenza abitativa di Antonio Briganti (fratello del boss Pasquale) e di sua moglie Luisa Martina, pagando le spese di alloggio presso un B&B alle porte di Lecce.

In seguito, invece, i due avrebbero ottenuto illecitamente una casa, già confiscata alla mafia, destinata alla “graduatoria ordinaria”, grazie all’intervento di Attilio Monosi, Pasquale Gorgoni e Paolo Rollo.

L’escamotage utilizzato per dare una parvenza legale all’operazione sarebbe consistito nell’assegnare l’immobile in comodato d’uso gratutito, apparentemente in favore di una cooperativa sociale.

Questa la ricostruzione della Procura che contesta a tutti i suddetti indagati, i reati di abuso d’ufficio, falso ideologico e tentato peculato.

Tags: inchiesta-case-popolari
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