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30 anni per richiedere a vedove ed eredi di pensionati somme non dovute. L’Inps batte cassa

by Redazione
23 Agosto 2017 14:53
in Cronaca
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«La informiamo che, per il periodo dal 01.10.1985 al 31.07.1987, sulla prestazione n. XX del Signor XY, eliminata per decesso del titolare, è stata corrisposta la somma di €. 2.342,66 non spettante per i seguenti motivi (…). L’Istituto, per legge, deve procedere al recupero della predetta somma rivolgendosi anche agli eredi (…). In allegato troverà il bollettino MAV che dovrà utilizzare per il pagamento della somma».
Non è uno scherzo bonario, né uno sbaglio come possono capitare. Si tratta realmente di una lettera recapitata, il 15 dicembre 2015, alla vedova di un pensionato Inps della provincia di Lecce. Insomma sono parole scritte, nero su bianco, nella missiva con cui l’Istituto di previdenza chiede la restituzione di somme percepite negli anni compresi tra il 1985 e il 1987. Più di trent’anni fa, quindi. Periodo, come fanno sapere dalla SPI Cgil Lecce che ha acceso i riflettori sulla questione, andato da tempo in prescrizione.
 
Di più, stando a quanto si legge nella nota a firma del segretario generale, Ninì De Prezzo, non sarebbe nemmeno l’unico caso in Salento.
 
 «Dobbiamo purtroppo constatare che i presidenti cambiano ma i comportamenti dell’Inps sono sempre gli stessi, soprattutto quando si tratta di fare cassa sui pensionati. Ma con questi atti riteniamo che si sia superato il confine del ridicolo! In molti abbiamo sperato in questi mesi – si legge nel comunicato stampa –  in un radicale cambiamento dell’Istituto e che certi comportamenti, che potremmo definire persecutori, dei dirigenti non si ripetessero più. Invece, la musica è sempre la stessa».
Lettere di questo tipo provocano frustrazioni e preoccupazioni, soprattutto se chi la riceve è titolare di un reddito minimo di reversibilità che le impedisce di avere una vita dignitosa.

Tags: inps
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