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​Michael Schumacher. Una corsa contro il tempo che dura da 167 giorni

by Marianna Merola
28 Luglio 2017 11:22
in Cronaca
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Da quel maledetto 29 dicembre 2013 sono passati esattamente 167 giorni. Cinque mesi e mezzo ed ancora nessuno è riuscito ad accettare l’idea che Michael Schumacher, il 7 volte campione del mondo, sia ancora in un letto d’ospedale, nella sua stanza al quinto piano dell’ospedale di Grenoble.

Lui che della velocità ha fatto una ragione di vita ora trascorre le sue giornate fermo, completamente fermo. «Stato vegetativo» lo chiamano ma è difficile accostare questa “condizione” a chi è stato sempre abituato a spingersi fino al limite ed oltre: in Formula 1, sui Kart o anche solo sugli sci, una passione che lo aveva contagiato durante il periodo in Ferrari e che poi gli è stata fatale. Da quell’incidente a Méribel, sulle Alpi francesi il tempo per Schumi sembra essersi fermato. Non andava forte, come testimoniato dalla telecamera che aveva sul casco. Nessuna imprudenza, nessuna mossa azzardata, nessun gesto spericolato. Solo la sfortuna di inciampare su un sasso nascosto dalla neve e di sbattere la testa contro un roccia. Ma per chi aspetta da tempo "buone nuove", ecco che il tempo diventa prezioso.
 
Massimo Calandri, un inviato del quotidiano «La Repubblica» ha visto la sua stanza nell'ospedale di Grenoble. Monitor, spie, pulsanti, dodici letti e tanti medici che si alternano. «Oggi sono 167 giorni, sembrano tutti uguali, cinque mesi e mezzo che Michael Schumacher è in coma al centro neurochirurgico dell'ospedale di Grenoble». Due operazioni al cervello, poi il buio. Quel silenzio interrotto solo dalla notizia di qualche «piccolo, importante progresso». «Ha mosso la bocca» ha raccontato Felipe Massa al giornale tedesco Bild dopo aver fatto visita in ospedale all’ex compagno di squadra. Eppure non cambia nulla. Si dice che adesso pesi cinquanta chili, che i muscoli si sono tutti ritirati. Si dice che non tornerà mai più come prima, che è bene non alimentare false speranze. Si dicono tante cose.
 
 
Presto il campione potrebbe essere trasferito in una clinica privata. «Sua moglie va a trovarlo tutti i giorni si ferma per sei ore aspettando che arrivi un altro segnale ma tutto è inesorabilmente come il giorno precedente. Le giornate si susseguono, tutte uguali. Il papà che sembrava fiducioso e nei primi giorni diceva: "è un combattente" non parla più. La famiglia, chi gli vuole bene, i suoi tifosi si attaccano ai quei movimenti degli occhi. Pensano che possa succedere ancora, oggi, domani o chissà quando. Aspettano. I medici si dividono tra quelli che non commentano, chi alimenta la speranza e chi invece fa calare il buio». 
 
Il 29 dicembre dello scorso anno è stato un giorno amaro per tutti, anche per chi non ha mai seguito la Formula1. Oggi, 13 giugno quando da più parti sembra prevalere la rassegnazione mentre la tigre di Kerpen  forse sta ancora cercando di lottare, di vincere la sua gara più importante, forse lo è ancor di più. 

Tags: comamichael-schumacher
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