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Abuso d’ufficio per realizzare il Twiga? Il Sindaco di Otranto a processo

by Angelo Centonze
9 Novembre 2019 15:47
in Cronaca
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twiga

Il luogo dove sarebbe dovuto sorgere il Twiga di Otranto

Finiscono sotto processo tre imputati, per i presunti abusi edilizi relativi al Twiga Beach Club di Otranto. Al termine dell’udienza preliminare, il gup Edoardo D’Ambrosio ha rinviato a giudizio: Raffaele De Santis, 73 anni di Otranto, rappresentante legale della società Cerra che si è occupata della realizzazione dell’opera; il progettista, l’ingegnere Pierpaolo Cariddi, 53 anni, attuale Sindaco di Otranto; Emanuele Maggiulli, 53 anni, di Otranto, Responsabile dell’Area Tecnica del Comune di Otranto. Tutti e tre dovranno presentarsi, nei prossimi mesi, dinanzi ai giudici in composizione collegiale per l’inizio del processo. Invece, Giuseppe Tondo, 66 anni di Otranto, Responsabile dell’Ufficio Ambiente, ha patteggiato la pena ad 1 anno, con il parere favorevole del pm Roberta Licci.

Non solo, poiché nel corso dell’udienza preliminare, si è costituita parte civile l’associazione ambientalista Italia Nostra, attraverso l’avvocato Carlo Barone. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Adriano Tolomeo, Antonio De Mauro, Antonio Quinto, Gianluca D’Oria e Corrado Sammarruco. I legali potranno dimostrare l’estraneità alle accuse dei propri assistiti, nel corso del dibattimento.

Le accuse

Nell’avviso di conclusione delle indagini viene contestata una nuova accusa nei confronti di quattro persone. Mimmo De Santis, Pierpaolo Cariddi, Emanuele Maggiulli e Giuseppe Tondo rispondono, oltre che dell’accusa di abusi edilizi in zona vincolata anche di abuso d’ufficio in concorso. Inoltre, il “primo cittadino” e i due funzionari comunali sono accusati anche dell’ipotesi di reato di falso. Infine, De Santis e Cariddi rispondono anche dell’ipotesi di reato di occupazione del demanio marittimo.

La contestazione di abuso d’ufficio, secondo il pm Roberta Licci, si configura poiché gli indagati avrebbero procurato un ingiusto vantaggio alla società “Cerra”, attraverso una serie di forzature ed agevolazioni”.

I sequestri

Ricordiamo che il 15 maggio del 2017, i carabinieri dell’ex Corpo Forestale dello Stato, guidati dal capitano Antonio Arnò, avevano eseguito il sequestro probatorio, su richiesta del sostituto procuratore Antonio Negro. A quel punto, l’imprenditore Flavio Briatore, titolare del marchio Twiga, attraverso la propria società, ha deciso di sospendere l’accordo con la Cerra s.r.l.

Invece, nel febbraio del 2018, il gip Michele Toriello aveva emesso un decreto di sequestro preventivo. La decisione era maturata sulla scorta degli esiti della consulenza tecnica eseguita dall’ingegnere Pierpaolo Fiorentino. Si leggeva nel decreto, “le opere che gli indagati si proponevano di realizzare ed in parte hanno iniziato a realizzare… sono in radicale ed insanabile contrasto con le previsioni dello strumento urbanistico e del regolamento edilizio del Comune di Otranto.”
Non solo, poiché il gip affermava che “la plateale illegittimità degli strumenti concessori rilasciati in favore della Cerra srl, che hanno autorizzato ed autorizzano la realizzazione di opere incompatibili con la natura e con la destinazione dell’area”.

Successivamente, veniva confermato il sequestro “bis” dal Tribunale del Riesame, poichè come affermava il relatore Antonio Gatto, nelle motivazioni dell’ordinanza: “L’accesso al mare è escluso da un divieto di balneazione disposto da un’ordinanza della locale Capitaneria di porto tuttora vigente”.

Tags: otrantoprocessosindacoTwiga
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