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‘Adesso Basta’, stato di agitazione alla AIM di Lecce. Sindacati in rivolta dopo i licenziamenti

by Redazione
13 Marzo 2026 7:00
in Attualità
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Il clima all’interno dello stabilimento Aim Srl (ex Alcar) di Lecce è arrivato al punto di rottura. Dopo mesi di frizioni e una gestione aziendale definita dai sindacati “autoritaria”, le segreterie provinciali di Fim Cisl e Fiom Cgil hanno rotto gli indugi, proclamando lo stato di agitazione immediato e una prima ondata di scioperi.

La scintilla che ha fatto esplodere la protesta è la recente ondata di provvedimenti disciplinari: cinque licenziamenti, uno dei quali ha colpito un rappresentante sindacale (RSA). Sotto accusa anche l’allontanamento di diversi lavoratori interinali, rei, secondo le sigle sindacali, di aver partecipato attivamente alla vita associativa della fabbrica.

“Lavoratori trattati come macchine”

Il duro comunicato firmato da Maurizio Longo (Segretario Generale Fim Cisl Lecce) e Ciro Di Gioia (Segretario Generale Fiom Cgil Lecce) non usa giri di parole per descrivere la visione della dirigenza aziendale:

“Il modello di impresa che la Direzione vuole imporre calpesta la dignità dei lavoratori, considerandoli semplici prestatori di manodopera al pari delle macchine utensili, privi di intelligenza e professionalità.”

A questa visione, i dipendenti hanno risposto con un coro unanime: “Adesso basta!”. La critica non riguarda solo i licenziamenti, ma un intero sistema di relazioni industriali basato su demansionamenti e richiami punitivi che avrebbe reso l’ambiente di lavoro insostenibile.

La mobilitazione: modalità e orari

La protesta non si ferma alle parole. Le organizzazioni sindacali hanno già attivato il blocco totale di straordinari e flessibilità. Per la giornata di oggi, venerdì 13 marzo 2026, è stato indetto uno sciopero articolato di un’ora che coinvolgerà tutti i turni:

1° turno: dalle 13.00 alle 14.00

2° turno: dalle 14.00 alle 15.00

Turno centrale: dalle 15.05 alle 16.05

Le richieste sul tavolo

I sindacati sono pronti a dare battaglia in ogni sede, inclusa quella legale, se non verranno soddisfatti tre punti chiave considerati “non negoziabili”:

– Il reintegro immediato di tutti i lavoratori licenziati;

– Lo stop ai comportamenti antisindacali e alla politica dei richiami punitivi;

– L’apertura di un tavolo reale su organizzazione del lavoro, salute e sicurezza.

La situazione nel sito leccese resta critica. Oltre al malessere dei dipendenti, a detta dei sindacati preoccupano le prospettive future dell’azienda: una gestione così verticistica e conflittuale solleva dubbi sulla tenuta produttiva e sulla serenità necessaria per garantire lo sviluppo dello stabilimento.

Tags: scioperi
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