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Associazione a delinquere dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti. Annullata la condanna a 8 anni per un neretino

by Angelo Centonze
25 Aprile 2025 11:35
in Cronaca
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Annullata la condanna a otto anni di reclusione per trentasettenne di Nardò, accusato di far parte di un’associazione a delinquere dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti sulla piazza di Nardò. Il provvedimento arriva dalla quarta sezione penale della Corte di Cassazione. Gli “ermellini” hanno annullato la sentenza di condanna nei confronti di Giulio Falconieri, pronunciata l’11 ottobre 2024 dalla Corte di Appello di Lecce, che aveva confermato la sentenza del Gup del 24 ottobre del 2023. La Cassazione ha annullato la sentenza, rimettendo l’esame della posizione di Falconieri ad altra sezione della Corte d’Appello di Lecce, che dovrà decidere anche sulle altre questioni sollevate dalle difese riguardanti, che potrebbe portare ad una rivisitazione delle posizioni anche degli imputati che avevano definito la propria posizione innanzi alla Corte d’Appello.

Falconieri, insieme con altri dieci imputati, era stato arrestato il 13 aprile 2022 in forza di una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip di Lecce, perché accusato di far parte di un’associazione a delinquere, capeggiata da Roberto Longo. Era stato poi messo agli arresti domiciliari per motivi di salute ed era stato condannato prima dal Gup e poi dalla Corte d’Appello non solo per la partecipazione all’associazione, ma anche per alcuni episodi di spaccio di marijuana. Durante il processo, il Falconieri ha negato di aver fatto parte dell’associazione, contestando, senza essere creduto, l’interpretazione a lui sfavorevole delle intercettazioni telefoniche e delle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia che lo riguardavano. I suoi difensori, avvocati Giuseppe Bonsegna del Foro di Lecce e professore avvocato Alessandro Diddi del Foro di Roma, hanno sostenuto, innanzi alla Corte che gli indizi a carico del Falconieri se potevano essere considerati gravi, non erano però certamente né univoci né concordanti, poiché confliggevano con molte altre risultanze processuali, rendendo quantomeno contraddittoria la decisione dei giudici di merito.

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