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Morte di un madonnaro dopo una colluttazione. Pena concordata ad oltre 6 anni dopo l’appello bis

by Angelo Centonze
12 Aprile 2025 14:24
in Cronaca
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Termina con il “concordato della pena”, a 6 anni 9 mesi e 10 giorni, per i reati di omicidio preterintenzionale e rapina, il processo di Appello bis nei confronti del 27enne Mamadou Lamin, accusato della morte del madonnaro Leonardo Vitale.

La Corte d’assise d’appello di Taranto ha detto si all’accordo tra la difesa, rappresentata dell’avvocato Alessandro Stomeo, e la pubblica accusa.

Va detto che si è arrivati all’appello bis dopo che la Cassazione aveva accolto il ricorso dell’allora procuratore generale di Lecce, Antonio Maruccia, contro la prima sentenza.  La Corte d’assise di Appello di Lecce, aveva in precedenza riqualificato il reato di omicidio preterintenzionale in morte come conseguenza di altro reato. L’imputato fu ritenuto responsabile anche del reato di furto con strappo e venne condannato alla pena complessiva di 6 anni.

I giudici, inoltre, pur riducendo l’ammontare della somma, avevano confermato la condanna al risarcimento del danno in favore del fratello della vittima, che si era costituito parte civile con l’avvocato Raffaele Pesce.

Va detto che in primo grado, Mamadou Lamin, originario del Senegal, venne condannato a 9 anni con il rito abbreviato (consente lo sconto di pena di un terzo). La sentenza venne emessa dal gup Marcello Rizzo.

In base a quanto emerso durante le indagini, coordinate dal pubblico ministero Giorgia Villa, il 25enne avrebbe trascinato Vitale per diversi metri e lo avrebbe ripetutamente strattonato, facendolo cadere per terra, privo di sensi. L’autopsia eseguita dal medico legale Alberto Tortorella ha evidenziato la presenza di una ferita lacero contusa nella parte posteriore della testa e un vasto ematoma sullo zigomo sinistro.

I fatti risalgono alla notte del 4 ottobre del 2021 e si sono verificati a Lecce in viale Oronzo Quarta, angolo via Don Bosco (nei pressi della stazione ferroviaria). A seguito di una segnalazione, i poliziotti dell’ufficio volanti, giunti sul posto, hanno ritrovato un uomo in stato di incoscienza, riverso sul marciapiede. Si trattava dell’artista di strada, Leonardo Vitale. Dopo il trasporto al “Vito Fazzi” è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico, ma è deceduto, a causa di sopraggiunte complicazioni, l’11 ottobre.

Nelle denunce rese dal figlio della vittima, si è appreso che l’artista girava con un carrellino, contenente gessetti e colori che non sono stati ritrovati. Grazie alle telecamere di videosorveglianza, sono stati ricostruiti i fatti. Lamin aveva “adocchiato” Vitale nei pressi di un kebabbaro in centro e lo aveva seguito fino alla zona della stazione, quando lo avrebbe aggredito con l’intento di portargli via il carrellino. Successivamente, è stato immortalato nei pressi di un condominio da dove è uscito, con una bicicletta rubata. E vicino al muro di cinta, i poliziotti hanno trovato una borsa con l’attrezzatura dell’artista, anche se mancava il sacchetto con le monete.

Ed il 14 ottobre del 2021 gli agenti della squadra mobile hanno sottoposto Mamadou Lamin in stato di fermo e lo hanno condotto in carcere, dove si trova tuttora. Nel corso dell’interrogatorio davanti al gip Alessandra Sermarini, il giovane, pur confessando la rapina, ha dichiarato in lacrime che non voleva uccidere Vitale. Il gip ha convalidato il fermo e confermato il carcere, esprimendo perplessità sull’ipotesi di omicidio preterintenzionale avanzata dalla Procura, ritenendo più corretta la qualificazione dell’accusa di “morte come conseguenza di altro reato”, riconosciuta dai giudici al termine del primo Appello, ma poi “caduta” dopo l’ultimo processo.

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