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Danno ambientale per presunta pesca illegale di “cetrioli di mare”? In Appello arrivano otto proscioglimenti

by Angelo Centonze
17 Aprile 2026 8:50
in Cronaca
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Si conclude con ben otto proscioglimenti, il processo di appello relativo alla maxi inchiesta sull’asportazione e la vendita di un ingente quantitativo di oloturie (i cosiddetti cetrioli di mare) dai fondali marini, con conseguente danno ambientale. In primo grado vi fu la condanna a complessivi 48 anni di carcere.

La Corte di Appello di Lecce (presidente Francesco Ottaviano) ha dichiarato il reato estinto per prescrizione ed ha disposto la restituzione di quanto posto sotto sequestro. Il sostituto procuratore generale Giovanni Gagliotta aveva chiesto l’assoluzione per tutti gli imputati.

In primo grado, il giudice monocratico Maria Francesca Mariano aveva inflitto la pena di 6 anni di reclusione e una multa di 100mila euro ciascuno per i proprietari dei sette pescherecci. Parliamo di Damiano Barba, 55 anni; Cosimo Carroccia, 58 anni; Pietro Carroccia, 61 anni; Gabriele Faenza 41 anni; Luigi Fiore, 50enne (tutti di Gallipoli); Salvatore D’Aprile e Gigino Giovanni Stapane, entrambi 57enni di Nardò. E per Davide Quintana, 44 anni di Gallipoli, titolare di una ditta specializzata nel commercio della pregiata specie.

Rispondevano di inquinamento ambientale per aver cagionato un significativo deterioramento del tratto di mare nel luogo in cui le oloturie furono asportate, ma il collegio difensivo ha respinto tale tesi, sostenendo come non sia alcuna prova che ciò sia accaduto.

Il collegio difensivo

Gli imputati sono assistiti, tra gli altri, dagli avvocati: Luca Laterza, Ladislao Massari, Francesco Piro, Biagio Palumbo, Emanuele Simone, Massimo Cavuoto, Tommaso Mandoi.

Le indagini coordinate dal procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone, condotte dai militari della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza di Gallipoli, portarono al sequestro nel novembre del 2016– disposto dal gip Alcide Maritati – di sette imbarcazioni, nonché di una società con sede a Gallipoli, utilizzati per lo stoccaggio e la lavorazione degli organismi marini.

Le indagini presero il via dal sequestro di circa 11 tonnellate di oloturie, il 15 dicembre 2015, su un camion fermato per un controllo lungo la strada provinciale Lecce-Gallipoli. Furono effettuati accertamenti presso alcune società cooperative di Gallipoli, Vernole, Melendugno, Lecce e Castro – ma anche in aziende nella provincia di Brindisi e Taranto. Venne accertata la commercializzazione di circa 200 tonnellate di oloturie di mare che venivano vendute a società greche, che, a loro volta, le destinavano ai mercati asiatici, per finalità cosmetiche, oltre che alimentari.

Come detto, il processo si è concluso con la prescrizione dei reati.

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