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Difese i propri clienti, ma non era iscritta all’Albo avvocati: condannata a 4 anni e 3 mesi

by Angelo Centonze
9 Febbraio 2018 10:50
in Cronaca
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Il Palazzo di Giustizia

Il Palazzo di Giustizia

Avrebbe difeso i propri clienti nelle vesti di “aspirante” avvocato, ottenendo però una serie di compensi, per un valore complessivo di circa 25mila euro.
Il giudice monocratico Valeria Fedele ha condannato Daniela Ruberto, 44enne di Tricase, alla pena di 4 anni e 3 mesi. Non solo anche al risarcimento del danno in favore delle parti civili da liquidarsi in separata sede e ad una provvisionale di complessivi 6mila euro. Sono assistite dagli avvocati Luigi Corvaglia, Cristiano Portone, Marco Ruta, Stefano Stendardo.

In precedenza, il pubblico ministero ha invocato la condanna a 4 anni di reclusione.
L’imputata è difesa dall’avvocato Roberta Cofano che ha chiesto l’assoluzione per la propria assistita. Il legale ha sottolineato, come nel 2004, l’imputata avesse conseguito l’abilitazione superando l’esame di Stato, ma non si fosse mai iscritta all’Albo, tenuto conto di alcune patologie cliniche. Una volta depositate le motivazioni della sentenza, la difesa presenterà ricorso in Appello.
La Ruberto rispondeva dei reati continuati di: falso in atto pubblico ( ritenuto dal giudice, il più grave); esercizio abusivo della professione; patrocinio o consulenza infedele; contraffazione delle impronte di una pubblica autenticazione o certificazione; truffa.

Daniela Ruberto, all’epoca dei fatti patrocinante legale, venne arrestata nell’ottobre del 2012, dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria su richiesta del pubblico ministero Paola Guglielmi e ristretta ai domiciliari.
Il gip Alcide Maritati, dopo l’interrogatorio di garanzia in cui la donna respinse gli addebiti, ne dispose però la scarcerazione, ritenendo che fossero venute meno le esigenze cautelari. La vicenda finì anche sotto i riflettori di “Striscia la notizia”.

La Ruberto, secondo l’ipotesi accusatoria, a partire dal febbraio del 2009 e fino a giugno del 2010, avrebbe svolto la professione di avvocato, senza averne la titolarità.
Le indagini hanno permesso di appurare che il suo nome non compariva nell’albo professionale. Risultava iscritta nel registro dei praticanti a partire dal 28 settembre 2001; invece, in quello dei praticanti abilitati al patrocinio, dall’8 gennaio 2003 fino al 2009. Stando così le cose, sarebbe potuta comparire solo innanzi ai giudici di pace, e occuparsi di cause civili fino ad una certa somma.

Non solo, poiché ritiene l’accusa, ella avrebbe anche prodotto dei falsi provvedimenti giudiziari. Sentenze e decreti ingiuntivi contraffatti che risultavano uguali agli originali, accompagnati da timbri falsi e firme di giudici o cancellieri.

L’inchiesta ha preso il via, dalla denuncia di un cliente, presentata nel febbraio del 2011.
La Ruberto gli avrebbe comunicat di aver vinto una causa, ancora in corso, presentandogli una sentenza falsa. In virtù di quest’inganno avreebe ottenuto la somma di 4.100 euro.
A quella denuncia, ne seguirono altre quattro, con cui venivano “smascherati” altri raggiri, grazie ai quali, l’imputata avrebbe ottenuto illecitamente somme di denaro.

Tags: truffa clienti
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