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Inchiesta bis ‘Bad Cheque’ su estorsioni, usura e truffa: sette indagati

by Angelo Centonze
19 Luglio 2018 16:08
in Cronaca
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Prestiti a tassi usurari, richieste di riscossione del credito, anche attraverso minacce estorsive. La Procura leccese ha chiuso l’inchiesta bis sull’Operazione “Bad Cheque“.

L’avviso di conclusione è a firma del Sostituto Procuratore Antimafia Stefano Milto De Nozza.

Risultano indagati: Carmine Minerba, 87enne di Aradeo, rappresentante legale dell’Istituto Popolare Salentino; Lorenzo Bianco, 69 anni, Presidente del collegio sindacale; Giuseppe Colazzo, 66 anni di Cutrofiano, sindaco effettivo; Michele Orlando, 60 anni di Sogliano Cavour, altro sindaco effettivo; Massimo Minerba, 48 anni di Aradeo, Roberto Giuri, 59enne di Neviano e Anacleto Agostino Imperiale, 63 anni di Neviano, dipendenti dell’I.P.S.

I sette rispondono dell’accusa di associazione a delinquere finalizzata ad usura ed estorsione, truffa aggravata, abusiva raccolta del risparmio tra il pubblico e l’esercizio del credito ed infine falsità nei registri e scrittura privata. In che modo? Tramite la gestione dell’Istituto popolare Salentino con sede ad Aradeo.

Carmine e Massimo Minerba sono assistiti di fiducia, dagli avvocati Pasquale e Giuseppe Corleto. Gli altri indagati sono difesi di ufficio dall’avvocato Arturo Balzani.

L’indagine bis

L’inchiesta bis, ha preso avvio dopo le denunce di tredici persone. Sono assistite, dagli avvocati Laura Pisanello, Salvatore Corrado, Alessandro Greco, Roberta Ronzino.

I fatti si sarebbero verificati tra il 2005 ed il 2014. Gli accertamenti sono stati condotti dai Finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Lecce.

Gli indagati avrebbero avvicinato imprenditori della zona in grave stato di bisogno proponendo finanziamenti a tassi di interesse elevatissimi, anche superiori al 400% annuo, mediante lo “sconto” di assegni post-datati.

Le vittime, per lo più residenti nei comuni di Neviano, Galatone, Gallipoli, Sannicola, Tuglie, non potendo corrispondere puntualmente gli elevati interessi, erano costrette a sostituire gli assegni non coperti alla scadenza con nuovi titoli.

Gli indagati non disdegnavano il ricorso ad estorsioni in danno dei malcapitati. In alcuni casi, veniva fatto sottoscrivere alle vittime, il documento ” richiesta di finanziamento societario”, facendo loro credere che le somme accreditate fossero dei libretti di deposito a risparmio. Inoltre, parte di questi soldi venivano utilizzati per ‘attività usuraria.

La prima inchiesta Bad Cheque

Ricordiamo che nel 2014, vennero eseguite quattro ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari ( tra gli indagati comparivano anche Carmine Minerba, Massimo Minerba e Roberto Giuri) e sequestrato beni stimati in 10 milioni di euro nei confronti dell’associazione per delinquere.

Il processo su questo primo filone d’indagine e tutt’ora in corso.

Tags: estorsionitruffe
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