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Bimbo lasciato solo in aula, il caso non si chiude e la vicenda approda in tribunale

by Alina Spirito
23 Agosto 2017 12:55
in Cronaca
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 «Non c'era l'intenzione di creare alcuna forma di isolamento e la protesta non era rivolta contro il bambino. Era un appello disperato per un mancato intervento delle istituzioni e per l’impossibilità dei figli a seguire lezioni» affermano per voce dell’ avvocato Alessandro Stomeo i genitori dei piccoli alunni di Soleto che non sono entrati in aula per protestare a fronte dell’assenza di una figura di sostegno per un compagno difficile da gestire.
  
«La situazione va avanti da due anni – prosegue l’avvocato – il bambino in questione che, ripetiamo, nessuno voleva isolare, soffre di disturbi della personalità, è di corporatura alta e massiccia e può far male quando interagisce con gli altri». Vari sono stati gli episodi che si sono verificati culminati nella diffida presentata dall’avvocato Stomeo. Da qui, il piccolo è stato inserito in un percorso parentale che, però, si è interrotto all'inizio del nuovo anno scolastico.
  
Quanto alla modalità scelta dalle famiglie per far valere le proprie ragioni e sulle conseguenze che la scelta ha avuto sul piccolo che si è sentito isolato ed escluso dai compagni di classe, sarà il tempo a dare le risposte. Che si sia trattato di un gesto di emarginazione o di una forma di protesta da parte di genitori esasperati, il caso della scuola di Soleto circola ormai negli uffici del Palazzo di Giustizia.
 
Insomma, si tenta di far luce su una vicenda che ha visto protagonista, suo malgrado, un bambino che frequenta la V elementare del comune salentino e la sua famiglia. In fondo, si tratta di fare luce su cosa? Su uno dei casi vecchi come il mondo ma sui quali a causa di una nuova sensibilità sociale – a volte esasperata – si accendono i riflettori al fine di sviscerare nel profondo situazioni particolari, sconfinando  purtroppo nella privacy di una famiglia.
 
Chi non ha avuto un compagno un po’ turbolento, che di ascoltare la maestra proprio non voleva saperne e spesso ‘disturbava’ i coetanei? Oggi questi bambini si definiscono affetti da ADHD, insomma una vera e propria malattia da curare. Un tempo tutto finiva a tarallucci e vino con un’ insegnante esasperata e genitori che proprio non potevano fare altro che aprire le braccia in segno di sconforto.
 
Oggi così non è e le antenne della convivenza sociale sono ben più sensibili: se un compagno di classe del proprio figlio o della propria figlia compie gesti ‘poco simpatici’ scatta il putiferio. Certo, sta all’intelligenza di ogni genitore comprendere quali siano i limiti di ogni singola vicenda, mettendo davanti la comprensione e non solo l’ apprensione per il proprio piccolo. Per ogni genitore riconoscere le piccole difficoltà del proprio figlio non è cosa facile, ma sono in molti a riuscire a farlo.
 
In tante scuole, docenti di sostegno, ovvero deputati a seguire alunni con difficoltà, lavorano al fianco degli insegnanti titolari di cattedra. Molto spesso, però, le nomine vengono fatte in ritardo e a volte non vengono proprio fatte.
 
Tra oggi e domani ci terrà un Consiglio d'Istituto presso la scuola in cui si parlerà della problematica e dei provvedimenti da adottare. Al dirigente scolastico toccherà sbrogliare una matassa molto intricata.
 

Tags: disagio-sociale
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