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Caporalato, il ‘maquillage’ non basta. La Cgil punta il dito contro il comune di Nardò

by Massimo Alligri
23 Agosto 2017 13:20
in Attualità
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Anche se la stagione estiva volge al termine, i riflettori sono ancora accesi sul fenomeno del caporalato e del lavoro nero. Ad attirare l'attenzione dell'opinione pubblica, questa volta, sono i segretari generali Cgil Lecce – Flai Cgil Lecce, Valentina Fragassi e Antonio Gagliardi, che con un acceso comunicato stampa puntano l'indice contro il comune di Nardò.
  
Nello specifico, i due esponenti sindacali bollano alcune decisioni del sindaco Pippi Mellone, tra cui l'ordinanza sindacale di vietare, nelle ore più calde, le attività di raccolta nei campi dell'agro neretino, come una strategia per restituire a Nardò un’immagine, da tempo intaccata, di città dell’accoglienza.
  
Secondo Fragrassi e Gagliardi, l'ordinanza sindacale, nonostante la bontà dell’intenzione, risulta poco più di un’operazione di "maquillage", in quanto non sconfigge lo sfruttamento lavorativo.
  
Per combattere il lavoro nero e i caporali, le due sigle sindacali concordano piuttosto sulla necessità di un’ordinanza per obbligare le aziende agricole a reperire la manodopera dalle apposite Liste di Prenotazione dei Centri per l’impiego.
  
«Dietro il “maquillage” – si legge nel comunicato – c’è una verità che emerge, una realtà che grida vergogna e che nessuna pubblicità o comunicato stampa può nascondere. Nei campi di Nardò c’è un “ghetto” che ospita in condizioni indegne circa 200 braccianti piegati al sistema del caporalato. Un piccolo mondo fatto di gerarchie dispotiche, dove anche lo sfruttamento della prostituzione è in mano ai caporali. Il modello di accoglienza di Nardò resta un modello che si sviluppa in emergenza, che afferma e normalizza la presenza di campi di accoglienza e che ghettizza invece di includere. La piaga del caporalato e dello sfruttamento del lavoro non si sconfigge con iniziative isolate: serve un’azione sistemica che guarda al problema in modo complessivo, dove la questione dell’accoglienza non esclude l’aspetto lavorative e viceversa. Serve un progetto che punti a integrare i braccianti nel tessuto sociale del Comune attraverso, ad esempio, forme di agevolazioni fiscali per i proprietari di case sfitte in città. Fino a quando Nardò avrà, da una parte, un campo di accoglienza e, dall’altra, un ghetto per lavoratori stranieri stagionali, la strada per vedersi restituita la dignità di città dell’accoglienza sarà tutta in salita».
 
Su questa spinosa questione, già da tempo la linea dell'amministrazione comunale di Nardò è chiara. Dopo la firma del Protocollo di Intesa con la Provincia sulla lotta al caporalato, è stato messo in atto un piano di vigilanza e controlli quotidiani che a tutt'oggi ha dato i suoi frutti in quanto non è stata rilevata alcuna infrazione significativa. Data la vastità del territorio dell'agro di Nardò  è pressoché impossibile eseguire una vigilanza a tappeto, ragion per cui più volte l'amministrazione ha richiamato l'attenzione dei cittadini a denunciare eventuali episodi di violazione alle norme.
 
Dal canto suo, il sindaco Pippi Mellone sul suo profilo Facebook ha ribadito qualche giorno fa il suo pensiero. «C'è ancora tanta strada da fare, ma pezzo dopo pezzo, giorno dopo giorno, stiamo restituendo a una Nardò ferita la sua dignità, stiamo strappando piano piano il marchio dello sfruttamento all'agricoltura neretina e ai suoi prodotti. Solo chi è in malafede e odia Nardò non vede quello che stiamo facendo e racconta una storia diversa».

Tags: caporalato
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