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Caso Marè². Innocenti no, terroristi forse…

by Marianna Merola
24 Agosto 2017 13:18
in Politica
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Ancora un rinvio, il ventiseiesimo, al 18 febbraio. Quella che per Salvatore Girone e Massimiliano Latorre doveva essere una giornata “decisiva” si è trasformata, per l’ennesima volta, in una “attesa” senza fine. L’udienza davanti alla Corte suprema di New Delhi, incaricata di esaminare il ricorso italiano, è stata rimandata di otto giorni. Otto giorni che si sommano a quelli già passati, rendendo l’ansia insopportabile, inaccettabile.

Da quel 15 febbraio 2012, quando al largo delle coste dell’India meridionale, morirono Ajesh Binki e Valentine Jelastine, due pescatori locali erroneamente scambiati per pirati sono passati due anni. Quasi 730 interminabili giorni. Da allora il caso dei due fucilieri del Battaglione San Marco ha tenuto con il fiato sospeso due Paesi e con il passare del tempo, come forse è giusto che sia, la vicenda ha imboccato una strada ben diversa dalla realtà fattuale, diventando piuttosto una crociata per salvare «l’onore della Patria». India da un lato, Italia dall’altro in un braccio di ferro che rischia di minare non solo i rapporti politici di due nazioni ma la credibilità interna, quella urlata ed invocata a gran voce dall’opinione pubblica sempre più coinvolta. Il rischio è che si superino i confini della questione, entro il quale la vicenda deve restare affinché si esca dall’impasse. Così tra battaglie legali e infiniti rinvii non è ancora stato formulato un capo di imputazione per l'incidente del 2012 tra la nave mercantile battente bandiera italiana e il perchereccio St. Anthony

Ora il destino giudiziario dei nostri fucilieri di Marina, sembra essere legato ad una «lettera». Perché sembra ormai più che certo che Latorre e Girone verranno giudicati secondo la legge antipirateria, la Sua Act, ma senza invocare l'articolo che prevede la pena capitale. Mentre finora si rischiava l'applicazione del comma G-1 che prevede obbligatoriamente la condanna morte per chi abbia commesso un omicidio in mare ora sembra farsi strada l’ipotesi dell’uso dell’art.3 comma a-1, secondo cui «chi illegalmente e intenzionalmente commette un atto di violenza (…) sarà punito con la prigione per un periodo che può giungere fino a dieci anni ed è sottoponibile a multa».
Insomma, i due Marò rischiano 10 anni.

Come riporta ilsole24ore «La decisione del procuratore generale indiano di confermare davanti alla Corte suprema la richiesta di processare i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sulla base del Sua Act, la legge antiterrorismo e antipirateria, rappresenta un atto grave nei confronti dell'Italia ma probabilmente senza alternative per Nuova Delhi. Sulla vicenda dei marò, che tante amarezze e figuracce ha riservato all'Italia e ai suoi ultimi due governi, sta mettendo in serie difficoltà anche il governo indiano che sembra non sapere più "come uscirne" dopo aver gestito politicamente la vicenda giudiziaria».

Perché questo è il punto. Come si legge nei tanti commenti sui social network, quello a cui la gente comune sta assistendo sembra essere più una “querelle” su come condannare i due fucilieri di Marina, nel trovare una pena che metta d’accordo tutti insomma, piuttosto che una “discussione” sulla loro innocenza o presunta innocenza. Perché in tutta questa storia sembra che sia stata accantonata l’ipotesi che Massimiliano Latorre e Salvatore Girone lo siano davvero.

Ventisettesimo appuntamento, a martedì 18 febbraio.

Tags: caso-maro
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