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Caso Marò. In attesa della ‘soluzione politica’, sono passati 3 anni

by Redazione
29 Luglio 2017 15:11
in Politica
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Tre anni fa, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone hanno smesso di essere due ‘semplici’ fucilieri del Battaglione San Marco in missione antipirateria sulla nave mercantile Enrica Lexie e sono diventati due ‘assassini’. Nell’incidente con il peschereccio Sant’Anthony, avvenuto a largo delle coste del Kerala, hanno perso la vita due pescatori del posto, ma ad oggi in pochi sono riusciti a ricostruire con esattezza quanto accaduto quel giorno, nessun capo di accusa al momento è stato formulato né è stato avviato un regolare processo.
 
Da millenovantacinque giorni, i due marò si ritrovano a vivere un incubo da cui sembra tuttora difficile svegliarsi, circondati da un silenzio che pesa e dall’impossibilità di riuscire a trovare una soluzione definitiva in una vicenda che, in alcuni momenti, ha assunto persino contorni da barzelletta.
 
Da tre anni, Girone e Latorre vivono in India, all’interno dell’ambasciata italiana. È vero, Max (come tutti ormai lo chiamano) attualmente si trova a Taranto ma il suo rientro in Patria è legato alle sue condizioni di salute. Il militare pugliese è tornato in Italia solo ‘grazie’ ad un permesso premio concesso dopo l’ictus che lo aveva colpito a fine agosto e prorogato fino a fine aprile. Che cosa accadrà quando scadrà anche questo termine, nessuno lo sa.
 
Paola Moschetti, compagna di Latorre, in poche parole è riuscita a comunicare lo stato d’animo con cui vivono questo triste anniversario: «Sicuramente non ci arrenderemo fin quando la vicenda non sarà risolta e chiarita. Ma non si può vivere bene, le nostre vite sono appese ad un filo».
 
Salvo, invece, è visto quasi un come un "ostaggio" del governo indiano, una garanzia.  La sua famiglia è stata quasi lapidaria nel commentare la ‘ricorrenza’: «Salvatore da tre anni dimostra di essere un vero militare, sano e molto legato al suo paese, l'Italia e alla sua divisa. Ha fiducia nelle istituzioni. In India studia ma non vede l’ora di tornare in Italia per stare vicino ai suoi bambini e tornare a lavorare».
 
Intanto, le parole dell’ex presidente della Commissione europea riaprono la strada della “soluzione politica” ma «nel rispetto delle leggi indiane» In un’intervista, pubblicata oggi da Indian Express, Jose Manuel Barroso ha ammesso che il caso dei due marò italiani trattenuti in India «è un punto di attrito nelle relazioni» con Bruxelles.
«È una questione molto delicata – ha aggiunto Barroso a New Delhi per una conferenza sulle energie rinnovabili – e so che ci sono dei contatti tra i due governi. Se devo essere sincero, è un problema anche per l’Europa. Spero che si trovi una soluzione appropriata nel pieno rispetto del sistema giudiziario indiano».  «È prioritario – ha concluso  – rilanciare i colloqui per arrivare a una zona di libero scambio».
 
Insomma, c’è attesa per un dialogo in corso fra i governi di Roma e Delhi, anche se se ne parla poco. C’è nell’aria da tempo il ’piano B’ legato alla internazionalizzazione della vicenda, più volte evocata dalla Farnesina, ma finora chiusa in un cassetto. C’è senza dubbio impegno. Ma è un dato di fatto, innegabile, che finora nessuno è riuscito a riportare Massimiliano e Salvatore a casa, non tanto come  uomini liberi, ma almeno come italiani.

Tags: caso-maromassimiliano-latorresalvatore-girone
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