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Presunti favori al clan in cambio di voti, Cassazione conferma la condanna a 10 anni per l’ex sindaco di Neviano  

by Angelo Centonze
13 Marzo 2026 16:06
in Cronaca
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La Cassazione conferma la condanna a 10 anni di reclusione per l’ex sindaco, vicesindaco ed assessore alla cultura del comune di Neviano, accusato di favori al clan Coluccia in cambio di voti. La sentenza diventa dunque definitiva e per Antonio Megha si prefigura l’ingresso in carcere (fu raggiunto da ordinanza di arresti domiciliari nel 2022), non appena verrà emesso ed eseguito l’ordine di carcerazione.

Ieri sera, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della difesa, confermando il verdetto  della Corte di Appello (presidente Teresa Liuni) che nell’aprile dello scorso anno, aveva inflitto al 64enne di Neviano, la pena di 10 anni di reclusione. Non solo, anche la misura di sicurezza della libertà vigilata per 3 anni, una volta espiata la pena e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Ed il risarcimento del danno in separata sede per il Comune di Neviano, parte civile, con l’avvocato Roberto De Mitri Aymone. 

In primo grado gli era stata comminata la stessa pena. La sentenza era stata emessa al termine del processo con rito ordinario, dal collegio della seconda sezione (presidente Bianca Todaro).

Antonio Megha, che ha sempre respinto le accuse, è difeso dagli avvocati Giuseppe Corleto e Franco Coppi.

Il blitz “Insidia” risale a febbraio del 2022  e portò a 15 arresti. Megha rispondeva dell’accusa di voto di scambio politico-mafioso con l’aggravante di aver agevolato il clan Coluccia.

L’indagine “Insidia” condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Lecce, si è sviluppata dalla primavera del 2019 sino all’inizio del 2021. Il blitz “Insidia” risale al febbraio del 2022  e portò a 15 arresti.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, in cambio della promessa di Michele Coluccia, tramite Nicola Giangreco, di procacciare in suo favore almeno cinquanta voti, Megha si prodigava nell’elargizione di tremila euro in tre distinte tranches. Inoltre, si impegnava a rappresentare gli interessi del clan nel territorio calabrese e prometteva l’assunzione del figlio del presunto capoclan Michele, all’interno di un’azienda attiva nella raccolta dei rifiuti urbani.

Sul banco degli imputati, oltre a Megha compariva anche Cosimo Tarantini, 57 anni, di Neviano, accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso, difeso dagli avvocati Luigi Greco ed Antonio Savoia, che è stato assolto dopo il processo di Appello. L’imputato era stato condannato a 12 anni di reclusione in primo grado

Invece, gli altri 16 imputati sono stati già giudicati con il rito abbreviato. Rispondevano, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, usura, estorsione, spaccio di sostanze stupefacenti.

Tags: Cassazionecorte-cassazione
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