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‘Coltivo per uso personale e non voglio avere a che fare con gli spacciatori’, 53enne torna libero

by Redazione
1 Agosto 2017 15:53
in Cronaca
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In casa sua vennero rinvenute tre piante di cannabis alte tre metri; cinque altre piante delle medesima specie tra i 20 cm e il metro; più 1, 240 grammi di sostanza stupefacente. Ciò lasciò intendere agli inquirenti che, visto lo stato di disoccupazione in cui versa il coltivatore – 53enne di Alezio, incensurato –, il quantitativo fosse destinato a terzi. Poi, durante l’interrogatorio davanti al giudice, la dichiarazione dell’uomo:“Sono un consumatore di marijuana e coltivo queste piante per destinare il prodotto al mio consumo personale. Le piante erano nei vasi, interrate. Ne ho coltivate otto perché erano soggette a malattia e non tutte arrivavano a maturazione. Ribadisco che il prodotto era destinato esclusivamente al mio consumo personale. Non ho mai ceduto droga a nessuno, coltivo perché non voglio rapporti con le mafie e con gli spacciatori”. Questa la difesa, davanti all’autorità giudiziaria, che alla fine ha portato il GIP di Lecce a rigettare la richiesta di applicare nei confronti di F.D. – assistito dagli avvocati Stefano Stefanelli e Federico Troisi – le misure cautelari, ordinando al contempo l’immediata liberazione.
 
Sicuramente un fatto che determina nuovi risvolti giuridici. E ciò alla luce anche di una possibile legge – tuttora in fase di discussione in Parlamento – che riguarda in particolar modo le droghe leggere. In attesa di nuovi risvolti legislativi, però, vale la pena dare un’occhiata alla motivazione con cui il giudice per le indagini preliminari ha inteso prendere tale decisione, non confermando i domiciliari proposti dalla Procura.

Nell’ordinanza emanata – molto dettagliata, nella quale vengono prese in considerazione varie sentenze della Cassazione e alcuni principi delle Sezioni Unite della Suprema Corte legati “all’offensività” della coltivazione – si parla soprattutto di “non negativa personalità dell’indagato (53enne incensurato)”, così come anche della “leale ammissione degli addebiti” e “dell’assenza – allo stato – di elementi che possano far ritenere che F.D. coltivasse cannabis indica allo scopo di cedere a terzi una parte del prodotto”.
 
Non è tutto.

“Le stesse modalità di detenzione”, si evince dagli atti “lasciano ipotizzare che in effetti fosse destinata all’uso personale la marijuana ricavata dalla piantagione”. “Il che, seppure come si è detto non è sufficiente a privare illiceità penale la sua condotta, vale comunque ad escludere la concreta configurabilità di esigenze cautelari. E in attesa di che una consulenza tossicologica accerti con precisione il quantitativo di principio attivo concretamente ricavabile dalle piante e dallo stupefacente essiccato, non siano allo stato ravvisabili esigenze cautelari”.

La linea difensiva degli avvocati è stata premiata anche perchè va verso il principio sostenuto dai cosidetti "liberalizzatori". Pur di non entrare in contatto con il mercato gestito dai malviventi, sono state preferite altre modalità di procacciamento della sostanza, come quello della coltivazione. E' indubbio che di tale provvedimento si parlerà molto, poichè non tutti la pensano così.

Tags: cannabis
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